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Autoanalisi transazionale: cosa significa, come funziona, a cosa serve e alcuni esempi

Autoanalisi transazionale: cosa significa, come funziona, a cosa serve e alcuni esempi

Un coach di successo è in grado di comprendere la personalità dei propri clienti attraverso l’osservazione attenta delle loro parole e del linguaggio non verbale, quindi dei gesti, dell’intonazione e delle espressioni del viso.

Ciascun individuo, infatti, ha una personalità unica e autentica, che si manifesta attraverso una varietà di tratti distintivi. Questi tratti diventano evidenti in diverse situazioni e sono cruciali per facilitare la comunicazione quando due persone interagiscono. Insomma costituiscono la chiave fondamentale per instaurare una comunicazione efficace.

L’analisi transazionale è un approccio professionale e psicologico alla comprensione della comunicazione, che analizza e classifica i tratti personali.

Questo metodo consente di scoprire l’autenticità del sé di ciascun individuo, favorendo la costruzione di una comunicazione più efficace e significativa e si può imparare ad applicarlo anche a se stessi, per effettuare, quindi, un’autoanalisi transazionale.

Se tutto questo ti incuriosisce, allora continua a leggere per approfondire.

Che cos’è l’analisi transazionale?

Cominciamo con il comprendere cos’è l’analisi transazionale, prima di capire come si può applicare per analizzare noi stessi.

L’analisi transazionale è una teoria della psicologia e della comunicazione definita da Eric Berne alla fine degli anni Cinquanta e che ha l’obiettivo di garantire lo sviluppo psicologico della persona concentrandosi sulle componenti della personalità. In questo modo è possibile comprendere dove e perché abbiamo problemi nella vita e cosa cambiare nel nostro atteggiamento per riuscirci.

Le idee di Berne si sono sviluppate a partire dalla teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, secondo cui le esperienze infantili hanno un grande impatto sulla nostra vita da adulti e sono alla base dello sviluppo della nostra personalità e dei problemi psicologici o emotivi di cui soffriamo nel corso del tempo.

Allo stesso modo, Berne riteneva che le nostre esperienze infantili, in particolare il modo in cui siamo stati educati, influiscono sulla formazione dei nostri tre stati dell’Io (genitore, adulto e bambino).

Ciò può farci riproporre, inconsciamente, gli stessi atteggiamenti e comportamenti che i nostri genitori hanno avuto nei nostri confronti o a gestire le interazioni con ansie ed emozioni che hanno contraddistinto la nostra infanzia.

Questo comportamento disfunzionale, quindi, secondo Berne, è il risultato di decisioni autolimitanti che abbiamo preso, quando eravamo piccoli, nell’interesse della sopravvivenza. Tali decisioni culminano in quello che Berne ha chiamato “copione di vita”, il piano di vita preconscio che regola il modo in cui la viviamo.

L’analisi transazionale può essere applicata in ogni situazione di comunicazione e permette di comprendere le strutture della personalità, le situazioni psicologiche e le cause dei comportamenti.

Quindi, con l’aiuto delle conoscenze dell’analisi transazionale, possiamo comprendere la struttura delle relazioni difficili e alleviare le nostre difficoltà di comunicazione, risolvere i problemi, semplificando notevolmente la nostra vita.

Analisi transazionale e comunicazione: come funziona

Durante una conversazione con qualcuno, la persona che inizia la comunicazione dà lo “stimolo alla transazione” e la persona che riceve questo stimolo (o messaggio di comunicazione) dà la “risposta alla transazione“.

L’analisi transazionale è il metodo utilizzato per analizzare questo processo di transazione nella comunicazione con gli altri, e ovviamente, richiede di essere consapevoli di come ci sentiamo, pensiamo e ci comportiamo durante le interazioni con gli altri.

Secondo questa teoria, la personalità umana è costituita da tre “stati dell’Io” (genitore, adulto e bambino), ognuno dei quali è un intero sistema di pensieri, sentimenti e comportamenti a partire dai quali interagiamo con gli altri. 

Gli analisti transazionali sono addestrati a riconoscere da quali stati dell’Io le persone stanno transando e a seguire le sequenze transazionali per intervenire e migliorare la qualità e l’efficacia della comunicazione.

Autoanalisi transazionale: cosa significa, come funziona, a cosa serve e alcuni esempi

Analisi transazionale e psicoterapia

Come già precisato sopra, Eric Berne sostiene che il nostro comportamento disfunzionale sia il risultato di decisioni autolimitanti prese nell’infanzia e orientate alla sopravvivenza e che generano il cosiddetto “copione di vita“, e che condiziona il modo in cui la vita viene vissuta.

La psicoterapia dell’analisi transazionale si pone l’obiettivo di cambiare questo “copione” disfunzionale, sostituendolo con uno sviluppo più soddisfacente.

Da quando Berne ha creato l’analisi transazionale,  poi, ci sono stati anche altri psicoterapeuti e psicologi, che hanno operato in questo contesto arricchendolo, come Thomas Harris e Claude Steiner, che hanno sviluppando ulteriormente le sue applicazioni terapeutiche.

In sintesi, ciò che è importante sottolineare è che secondo l’analisi transazionale abbiamo tre diversi stati o modi di essere durante le interazioni: lo stato dell’Io bambino, lo stato dell’Io genitore e lo stato dell’adulto.

Quale sia lo stato in cui ci troviamo durante un’interazione dipende da alcuni fattori, come ad esempio il modo in cui siamo stati condizionati ad agire o a reagire fin dall’infanzia, eventuali traumi che abbiamo vissuto e che ci inducono ad agire in un certo modo in determinate situazioni, e il modo in cui l’altra persona interagisce con noi.

Questo sono in poche parole, le caratteristiche dei tre stati.

  • Bambino. Lo stato infantile si divide in due: lo stato dell’ego del bambino adattato e quello del bambino libero. Questo è il caso in cui interagiamo e rispondiamo a qualcuno in base al nostro condizionamento passato delle emozioni interne provate nell’infanzia, quindi quando torniamo a pensare e a sentire da quando eravamo bambini.

    Lo stato dell’Io bambino si basa su tutti i rinforzi che ci sono stati dati durante l’infanzia, positivi o negativi, per comportarci o meno in un certo modo, che condizionano e influenzano ancora oggi le nostre interazioni.

    Lo stato infantile adattato si conforma e agisce secondo i desideri degli altri per compiacerli ed essere visto come buono e gradito. Tuttavia, ha anche un lato ribelle (libero) di fronte al conflitto percepito e provoca risposte di resistenza, ostilità e reattività emotiva.
  • Genitore. Anche lo stato genitoriale si divide in due: lo stato genitoriale critico/controllante e lo stato genitoriale accudente. Si tratta di modelli di comportamento e di pensiero che ci sono stati insegnati dalle interazioni passate con i nostri genitori e con altre figure autoritarie.

    Berne riteneva che le esperienze vissute nei primi cinque anni di vita contribuissero allo stato dell’Io genitore, e che contiene un gran numero di giudizi su persone e azioni.

    Ci troviamo in questo stato quando siamo reattivi a una situazione e agiamo in base ai nostri condizionamenti, copiando il modo in cui i genitori (o un’altra figura autoritaria) ci hanno trattato, invece di analizzare ogni situazione come unica, nel presente.

    Il genitore critico disapprova in modo duro e talvolta aggressivo. Al contrario, il genitore accudente cerca di prendersi cura e calmare gli altri, cosa che può essere inappropriata quando si parla di altri adulti piuttosto che di bambini.
  • Adulto. A differenza degli altri due, lo stato adulto è uno solo. Da questo stato interagiamo con le persone e con l’ambiente circostante nel qui e ora, non in base ai condizionamenti del passato.

    È uno stato più aperto, più razionale e meno rapido nel dare giudizi severi su una situazione o una persona. Quando la comunicazione avviene nello stato adulto, è più probabile essere rispettosi, accettare compromessi, ascoltare pienamente gli altri e avere interazioni sociali più sane.

Quando comunichiamo con qualcuno dallo stato di bambino o di genitore  utilizziamo modalità inconsce, e ci vuole una grande consapevolezza per essere in grado di ritornare in modalità adulta.

Quando prendiamo le nostre decisioni con l’aiuto dello stato dell’Io bambino, scriviamo il nostro copione della vita in base a ciò che pensano o avrebbero fatto i nostri genitori o in generale la società in cui viviamo.

Ma le decisioni prese all’ombra delle esperienze infantili possono portare a una vita insoddisfacente. E molto spesso accade di non essere consapevoli di questa insoddisfazione, anche se, decisione dopo decisione, continuiamo ad apportare dei peggioramenti alla nostra vita. Ci si limita a cercare di adattarsi a queste decisioni e a continuare a lamentarsi della nostra vita.

È bene ricordare, però, che se non cambiamo le nostre decisioni di vita, la nostra vita non cambierà. Le decisioni di vita possono cambiare ed essere adattate al nostro Io adulto e autentico, per farlo, tuttavia, è necessario riuscire a comprendere le nostre attuali scelte e prenderne di nuove.

La psicoterapia dell’analisi transazionale ha proprio l’obiettivo di aiutare a ottenere questo cambiamento.

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Autoanalisi transazionale: a cosa serve

Per vivere il vero potenziale di noi stessi è necessario imparare a prendere decisioni basate sullo stato dell’ego adulto. In questo modo, è possibile vivere una vita più autentica, individuale e sana.

L’analisi transazionale applicata a una valutazione di se stessi, può rappresentare un buon inizio per iniziare a comprendere la struttura della propria personalità.

In questo caso, quindi, possiamo parlare di autoanalisi transazionale, pratica psicologica che si concentra sulla comprensione e l’analisi del proprio comportamento, dei propri pensieri e delle proprie emozioni attraverso il filtro della teoria transazionale che, come abbiamo visto fino adesso, fornisce uno sguardo approfondito sulla comunicazione interpersonale e sui modelli comportamentali.

Con l’autoanalisi transazionale, quindi, si può esplorare il proprio mondo interiore, scoprendo gli script mentali che influenzano le nostre decisioni e interazioni quotidiane.

Il termine “transazionale” si riferisce alle transazioni sociali quotidiane che caratterizzano le interazioni umane. In questo contesto, un individuo agisce come un “agente” che interagisce con gli “altri”, creando transazioni comunicative.

Anche l’autoanalisi transazionale, ovviamente, si basa su tre stati dell’io (il genitore, l’adulto e il bambino), che rappresentano modalità di pensiero e comportamento che sono influenzate dall’educazione, dall’ambiente sociale e dalle esperienze di vita.

Il primo passo nell’autoanalisi transazionale è l’auto-osservazione consapevole. Significa prestare attenzione ai propri pensieri, alle emozioni e ai comportamenti senza giudizio.

Questo processo richiede una sincera introspezione, spesso facilitata attraverso la redazione di un diario personale o la riflessione regolare. Riconoscere i modelli ricorrenti e le risposte automatiche è fondamentale per comprendere come gli stati dell’io influenzino le decisioni quotidiane.

Un obiettivo chiave dell’autoanalisi transazionale è portare consapevolezza ai propri script mentali. Gli script sono schemi di comportamento appresi durante l’infanzia e consolidati nel corso del tempo.

Possono essere positivi o limitanti, ma certamente riescono ad influenzare le nostre percezioni e le nostre scelte quotidiane. L’autoanalisi aiuta a identificare gli script limitanti, consentendo di riscriverli in modo più positivo e adattativo.

Si tratta di una pratica che può rappresentare uno strumento potente per il miglioramento personale, perché aiuta a sviluppare una comprensione più profonda di sé stessi, a migliorare le relazioni interpersonali e ad affrontare le sfide quotidiane con maggiore consapevolezza.

Insomma, l‘autoanalisi transazionale favorisce la crescita personale, stimolando la capacità di fare scelte consapevoli anziché rispondere in modo del tutto inconscio agli stimoli esterni.

Inoltre può essere un’utile risorsa nella gestione dello stress e delle emozioni negative. Consentendo di esplorare le radici profonde delle proprie reazioni emotive, offre strumenti pratici per affrontare le sfide quotidiane con calma e riflessione. Riusciamo a diventare più consapevoli delle nostre risposte emotive, imparando a gestirle in modo sano e costruttivo.

Quindi, l’autoanalisi transazionale può essere uno strumento prezioso per chiunque desideri esplorare la propria psicologia interna e migliorare la qualità della propria vita. Attraverso la consapevolezza e la comprensione dei tuoi stati dell’io e degli script mentali, puoi aprire la strada a una crescita personale significativa e a relazioni più autentiche e soddisfacenti.

Come cominciare ad usare l’analisi transazionale per conoscersi meglio

Se desideri cominciare ad utilizzare l’autoanalisi transazione per sviluppare una migliore conoscenza di te stesso, ora che hai letto questo articolo e chiarito i concetti chiave, prova a porti alcune domande e ad annotare le tue risposte.

  • Come definiresti un “bambino buono” e una “persona buona”?
  • Quanto queste definizioni sono in linea con quelle dei tuoi genitori per gli stessi concetti
  • Quali sono i tuoi principi di vita e come guidano le tue scelte quotidiane?
  • Che cosa ti capita di criticare di più?
  • Come reagisci quando le tue richieste non vengono soddisfatte?
  • Qual era il tuo più grande sogno da bambino/a? È in qualche modo collegato ai tuoi obiettivi attuali?
  • Quali sono le regole che segui ma che non ti piacciono?

Questa introspezione approfondita può fungere da guida per comprendere la complessità della tua personalità, individuare punti di forza e di debolezza e delineare i possibili percorsi di crescita e cambiamento da intraprendere.

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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