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Età mentale: scopri cos’è, come calcolarla e 5 esercizi per tenere la tua mente allenata

età mentale charlie fantechi

Nel corso della nostra vita ci imbattiamo in innumerevoli sfide che contribuiscono a determinare le nostre capacità cognitive, l’intelligenza emotiva e lo sviluppo mentale nel suo complesso. Un aspetto interessante di questo sviluppo è senza dubbio quello di età mentale.

Se sei curioso e se hai voglia di mantenere la tua mente attiva e fresca nonostante il numero di candeline sulla tua torta di compleanno, allora continua a leggere.

Cosa si intende per età mentale

L’età cronologica si riferisce al numero di anni vissuti, quindi a quella che possiamo definire età solare. L’età mentale, invece, fa riferimento alla capacità cognitiva di un individuo in relazione ad altre persone con la stessa età cronologica.

Si tratta di un valore numerico che si calcola dividendo i risultati di alcuni test di intelligenza che danno origine a dati quantitativi riferiti al punteggio medio di altri individui della stessa età.

Insomma, l’età mentale misura lo sviluppo intellettuale di una persona rispetto ai coetanei, e si calcola in base alle prestazioni realizzate nei test di intelligenza. Viene quindi determinata facendo un confronto tra le capacità di una persona con le prestazioni medie del suo gruppo di età e può variare rispetto all’età cronologica, evolvendo man mano che gli individui crescono e imparano.

Tuttavia, anche se l’età mentale rappresenta un indicatore prezioso, dovrebbe essere considerata accanto ad altri aspetti dello sviluppo della persona e non come unica misura della sua intelligenza o del suo valore.

Un altro concetto interessante, infatti, è quello di età psicologica, che si riferisce alla percezione soggettiva della propria età. In altre parole, è l’età che una persona sente, e in base alla quale si comporta e agisce. Anche questa non corrisponde necessariamente all’età cronologica. Per esempio, puoi aver compiuto 70 anni ma sentirti come se ne avessi 50, ma anche meno.

Il test per il calcolo dell’età mentale

Il test dell’età mentale è uno strumento psicologico che ha lo scopo di calcolare le capacità cognitive di una persona in relazione alla sua età.

È stato introdotto per la prima volta dallo psicologo francese Alfred Binet all’inizio del Ventesimo secolo con l’obiettivo di identificare i bimbi autorizzati a richiedere un sostegno educativo aggiuntivo. Quindi l’intenzione originaria di Binet era quella di realizzare uno strumento di supporto all’istruzione.

I test dell’età mentale consistono in una serie di domande e compiti che servono a valutare alcune abilità cognitive, come la risoluzione di problemi, la memoria, il linguaggio e il ragionamento logico.

Le risposte dell’individuo sono sottoposte ad un confronto con i punteggi medi di diversi gruppi di età per determinarne l’età mentale. Per esempio, se un bambino di 10 anni ha prestazioni paragonabili a quelle di un dodicenne medio, la sua età mentale sarà pari a 12 anni.

Questi test hanno avuto un ruolo determinante nel calcolo del quoziente d’intelligenza (QI), che si ottiene dividendo l’età mentale di una persona per la sua età cronologica e moltiplicando il risultato per 100.

All’epoca si trattava di test rivoluzionari, ma con il tempo sono stati oggetto di critiche, soprattutto in relazione al pregiudizio culturale, perché domande e compiti potrebbero non essere ugualmente pertinenti o giusti per individui che provengono da contesti diversi.

Bisogna aggiungere, inoltre, che l’intelligenza è un concetto multidimensionale e basarsi solo sull’età mentale per determinarla può risultare estremamente semplicistico.

Certamente è importante riconoscere che l’intelligenza non è determinata esclusivamente da fattori genetici che danno vita alle capacità innate. Anche i fattori ambientali come l’istruzione, le condizioni socio-economiche e le prime esperienze di vita, hanno un impatto significativo sullo sviluppo cognitivo di una persona.

E questi fattori devono essere considerati quando si interpretano i risultati di qualsiasi valutazione cognitiva, compresi i test dell’età mentale. Infatti le prospettive moderne sulla valutazione cognitiva propongono metodi di valutazione più completi, che prendono in considerazione diversi aspetti dell’intelligenza, offrendo una visione più olistica.

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Età mentale, come allenarsi con 5 buone abitudini

Così come il tuo corpo ha bisogno di cure e di esercizio nel corso della vita per mantenersi in forma, anche il tuo cervello necessita di cure e di esercizio, soprattutto con l’avanzare dell’età.

Fare sollevamento pesi rafforza i nostri muscoli, ma ci sono esercizi utili anche a rafforzare i “muscoli” mentali, migliorando memoria, attenzione, velocità di pensiero, ecc..

La chiave è diversificare e gradualmente aumentare l’intensità e le difficoltà. Proprio come quando alleni il tuo corpo, se un esercizio diventa troppo facile, è il momento di cambiare, per esempio aumentando il peso, la stessa cosa si può fare per il training del cervello.

Per esempio, se arrivi a completare un certo tipo di cruciverba a tempo di record, è il momento di aumentare il livello di difficoltà per sfidare te stesso e far lavorare di più la tua mente.

Qualunque sia la tua età puoi trarre straordinari benefici dall’introduzione di alcuni esercizi cerebrali nella tua routine, per rimanere mentalmente attivo sul lungo termine.

Bastano pochi minuti al giorno, anche perché gli studi hanno dimostrato che si ottengono più benefici dal lavorare su questi esercizi un po’ ogni giorno, piuttosto che qualche ora alla settimana.

  1. Giocare. Fare cruciverba, Sudoku, puzzle e altri giochi che si basano sulla logica, la matematica, le parole e le abilità visuo-spaziali sono ottimi esercizi per allenare la tua mente. Questi tipi di giochi, infatti, richiedono molteplici abilità cognitive, che mettono alla prova il cervello e migliorano la velocità di elaborazione e la memoria.
  1. Leggere. I libri sono pieni di personaggi interessanti, infinite informazioni e fatti. Sfida il tuo cervello ogni giorno leggendo una varietà di argomenti, dalla narrativa storica ai classici contemporanei, fino ai romanzi d’amore. In questo modo terrai in allenamento il tuo cervello che verrà stimolato ad immaginare epoche, culture e persone diverse.
  1. Usare i 5 sensi. Cerca di introdurre nella tua routine quotidiana delle attività che coinvolgano contemporaneamente tutti i sensi, come per esempio un corso di cucina, una passeggiata in un mercato contadino, fino alla prova di un nuovo piatto in un nuovo ristorante.

    Utilizzare tutti i sensi aiuta a rafforzare il cervello che è costretto a concentrarsi contemporaneamente su olfatto, tatto, gusto, vista e udito.
  1. Meditazione. La meditazione è una pratica rinomata per calmare il corpo, rallentare la respirazione e ridurre lo stress e l’ansia. Ciò che non sai è che può anche migliorare la memoria e la capacità di elaborazione delle informazioni.

    Lo stato mentale di calma, infatti, predispone il cervello ad impegnarsi in modi nuovi e interessanti. Bastano cinque minuti di meditazione al giorno in un luogo tranquillo.
  1. Imparare cose nuove. A prescindere dalla tua età cronologica, il tuo cervello è capace di apprendere nuove abilità. Questo è un ottimo modo per rafforzare le connessioni cerebrali perché quando si impara a fare cose nuove, si lavora su molteplici aree del cervello.

    Qualche esempio? Imparare a suonare uno strumento, a fare modellismo, a rimodernare o restaurare mobili, imparare un nuovo ballo o una nuova lingua sono tutte attività che mettono alla prova il tuo cervello in modi inediti, oltre ad aggiungere qualcosa di divertente e interessante alla tua vita.

    Una volta che hai imparato la nuova abilità, anche insegnarla a qualcun altro è un ottimo modo per migliorare le tue capacità cerebrali.
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Altri buoni consigli per mantenere la mente attiva

Capita a tutti di avere momenti in cui si teme che la mente stia invecchiando velocemente. Per esempio quando entriamo in una stanza e non ci ricordiamo più perché ci siamo andati, oppure quando non riusciamo a ricordare un nome nel corso di una conversazione.

Dobbiamo tenere presente, però, che i vuoti di memoria possono verificarsi a qualsiasi età e che l’invecchiamento non è la sola causa del declino cognitivo.

Quando avvengono perdite di memoria significative tra gli anziani, infatti, generalmente non sono dovute all’invecchiamento ma a disturbi organici, lesioni cerebrali o patologie neurologiche. La ricerca scientifica ha dimostrato che è possibile prevenire il declino cognitivo e ridurre il rischio di demenza mantenendo alcune buone abitudini come:

  • restare fisicamente attivi;
  • dormire a sufficienza;
  • non fumare;
  • avere una buona vita di relazione;
  • non eccedere con gli alcolici;
  • seguire una dieta mediterranea.

E poi, come abbiamo visto fino adesso, è possibile mantenere la mente attiva nonostante l’età! Ci sono diverse strategie che possiamo utilizzare per mantenere la forma cognitiva. E oltre alle 5 buone abitudini riportate sopra, ecco qualche altro consiglio.

  1. Continuare a studiare. Un livello di istruzione più alto è correlato a un migliore funzionamento mentale, anche in età avanzata. Insomma un’istruzione avanzata può aiutare a mantenere la memoria forte, perché si genera l’abitudine a essere mentalmente attivi.

    Quindi, se non hai un lavoro che ti mantiene mentalmente attivo costringendoti ad imparare costantemente, puoi dedicarti ad altre attività che mettano il tuo cervello in questa situazione, come hobby, attività di volontariato o di tutoraggio.
  1. Credere in se stessi. I luoghi comuni sull’invecchiamento possono contribuire al deterioramento della memoria. Gli studenti di mezza età e quelli più anziani hanno risultati peggiori negli esercizi di memoria quando vengono esposti agli stereotipi negativi sulla perdita di memoria in età avanzata, e migliori quando vengono esposti a messaggi positivi in merito.

    Chi crede di non essere in grado di controllare la propria memoria è meno propenso a lavorare per mantenere o migliorare le proprie capacità mnemoniche e quindi ha maggiori probabilità di andare incontro al declino cognitivo.

    Chi, invece, crede di poter migliorare, tende a tradurre questa convinzione in pratica, mantenendo la mente attiva.
  1. Ripetere ad alta voce. Quando vuoi ricordare qualcosa che hai appena sentito, letto o pensato, ripetilo ad alta voce o scrivilo. In questo modo rafforzerai il ricordo o il collegamento mentale.
  2. Distanziare le ripetizioni. La ripetizione è più efficace come strumento di apprendimento quando è adeguatamente ritmata. Quindi, meglio non ripetere qualcosa molte volte in un breve lasso di tempo, come quando ci si prepara per un esame.

    Ripeti, piuttosto, un concetto più volte ma lasciando passare  brevi periodi di tempo e via via sempre più lunghi. Distanziare i periodi di studio aiuta a migliorare la memoria ed è particolarmente benefico quando si prova a padroneggiare informazioni complesse.

Atteggiamento ed età mentale

All’inizio di questo articolo è stata data una definizione di età mentale ma anche una di età psicologica e i due concetti sono più collegati di quanto si pensi. Alcuni studi recenti, infatti, dimostrano che l’età che sentiamo ha un impatto enorme sul nostro benessere fisico e mentale, nel corso dell’invecchiamento.

Quindi l’atteggiamento ha un impatto concreto sulla salute. In fondo sappiamo tutti che questa è una realtà, ma ora tale convinzione generalizzata è stata confermata dai dati.

Ciò significa che abbiamo la capacità unica di alterare la nostra età mentale attraverso la percezione di quanto stiamo invecchiando bene. Quando crediamo di essere in forma e ci sentiamo giovani, a prescindere dagli stereotipi sull’età, allora mettiamo in atto comportamenti e abitudini che promuovono e confermano tale benessere fisico e mentale.

Quindi qual è l’atteggiamento giusto?

  • Ottimismo. Le ricerche indicano che una delle cose che i centenari hanno in comune è l’ottimismo. Alcuni fumano, altri bevono, le loro abitudini alimentari sono diverse e provengono da contesti etnografici diversi, ma sono tutti tendenzialmente ottimisti.

    Le ricerche non hanno ancora chiarito scientificamente il motivo per cui l’ottimismo sia di beneficio all’età mentale, ma la lezione da trarre da questa statistica è piuttosto intuitiva.
  • Flessibilità. Gli studi dimostrano che le persone perfezioniste invecchiano più velocemente perché sono ipercritiche nei confronti di se stesse. Il perfezionismo aumenta l’età mentale perché conduce a un maggiore stress ossidativo.

    Per combattere la rigidità e il perfezionismo, prova a chiederti se spingeresti le altre persone verso gli stessi standard che hai stabilito per te stesso. Se non è così, è chiaro che sei troppo duro con te e che ti conviene provare ad avere un atteggiamento più flessibile nei tuoi confronti (e che a quanto pare è una delle chiavi della longevità!).
  • Socializzazione. Secondo una ricerca del National Institutes on Aging esiste una forte correlazione tra la socializzazione e salute del cervello. L’amicizia, per esempio, è associata a livelli più bassi di interleuchina-6, un fattore infiammatorio responsabile del morbo di Alzheimer, dell’osteoporosi, dell’artrite reumatoide, di alcune forme di cancro e delle malattie cardiovascolari.

    Anche se alcuni scienziati sociali sostengono che è difficile bilanciare più di 6 relazioni interpersonali strette contemporaneamente, l‘età mentale trae molto vantaggio da un numero (qualsiasi) di amicizie mantenute nel tempo. Non importa se si tratta di familiari o amici, l’importante è l’interazione positiva con l’altro.

Ora sai che ci sono tanti modi per avere un’età mentale giovane nonostante il numero di candeline sulla tua torta. E sai che tutti questi modi sono semplici e impongono solo un piccolo sforzo quotidiano per mantenerti positivo e mentalmente allenato. Allora cosa stai aspettando?

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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