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Scopri cos’è l’introspezione, il suo significato in psicologia e come può migliorare la tua consapevolezza

introspezione

Forse non sai che quello di introspezione è un concetto antico. Infatti è stato studiato ben prima della nascita della psicologia moderna. Si fa risalire agli studi di filosofi come Thomas Hobbes, John Locke e George Berkely.

In seguito molti hanno identificato l’introspezione come un elemento centrale della psicologia fino all’ascesa del comportamentismo a metà del XX secolo. Oggi è considerato uno strumento per la consapevolezza e la comprensione di sé.

In sintesi possiamo dire che l’introspezione è un processo psicologico che consiste nel guardarsi dentro per esaminare i propri pensieri, le emozioni, i giudizi e le percezioni.

Ma l’argomento può essere analizzato molto più in profondità perché nasconde complessità inattese. Ecco perché qui approfondiamo il significato dell’introspezione, il suo ruolo nella psicologia moderna e come puoi usarla per migliorare la tua qualità di vita.

Una definizione di introspezione in Psicologia

Il processo attraverso il quale una persona arriva a formarsi delle convinzioni sui propri stati mentali ed emotivi. Questa può essere una definizione di introspezione in Psicologia. Tuttavia, storicamente, il termine si applica anche a un processo più formalizzato che un tempo veniva utilizzato come tecnica sperimentale.

Il famoso psicologo Wilhelm Wundt, che fondò l’Istituto di Psicologia Sperimentale, infatti, utilizzava spesso il processo mentale dell’introspezione nell’ambito delle sue ricerche. Il suo obiettivo era quello di addestrare i pazienti ad analizzare i propri pensieri nel modo più oggettivo possibile.

Wundt metteva in pratica un processo distinto da quella che potremmo definire introspezione casuale: a osservatori altamente addestrati venivano presentati eventi sensoriali controllati. Wundt riteneva che gli osservatori dovessero essere in uno stato di grande attenzione allo stimolo e di controllo della situazione.

Lo scopo di queste osservazioni, che venivano ripetute numerose volte, era rendere l’introspezione il più scientifica possibile. Wundt era convinto che i contenuti della mente umana fossero costituiti da due componenti fondamentali: le sensazioni e i sentimenti.

Per comprendere la mente, Wundt sosteneva che i ricercatori non dovessero limitarsi a identificarne la struttura o gli elementi, ma esaminare i processi e le attività che si verificano quando le persone sperimentano il mondo che le circonda.

Per farlo, quindi, bisognava rendere il processo di introspezione il più strutturato e preciso possibile.

I primi pionieri nel campo della psicologia hanno considerato l’introspezione come un possibile modo per accedere e comprendere le esperienze coscienti di una persona. Secondo gli standard linguistici odierni, il termine “introspezione” è diventato quasi intercambiabile con quello di “meta-cognizione”.

Entrambe richiedono uno sforzo cosciente per “guardare dentro” la propria mente, ma nonostante le somiglianze, molti ritengono che meta-cognizione e introspezione non siano la stessa cosa perché con la prima si indaga la propria cognizione, mentre con la seconda si analizza la propria coscienza.

Entrambe, tuttavia, possono essere ugualmente preziose in un percorso di auto-consapevolezza, compassione e comprensione.

Schwitzgebel nel 2019  ha scritto per la Stanford Encyclopedia of Philosophy che l’introspezione è “un processo che genera, o è finalizzato a generare, conoscenza, giudizi o credenze su eventi, stati o processi mentali, e non su affari esterni alla propria mente, almeno non direttamente“.

Intesa in questo senso è un mezzo per raggiungere la pace interiore perché il suo obiettivo è che l’individuo diventi più centrato sviluppando una profonda comprensione del proprio vero io interiore, e quando una persona entra in contatto con chi e cosa è veramente, diventa più solida e stabile. Ciò significa che le influenze esterne negative diventano meno dannose.

Scopri cos'è l'introspezione, il suo significato in psicologia e come può migliorare la tua consapevolezza

I benefici dell’introspezione psicologica

Sebbene l’introspezione sia caduta in disuso come tecnica di ricerca, i benefici potenziali di questo tipo di auto-riflessione e auto-analisi sono molti. Tra questi ci sono:

  • Consapevolezza di sé. L‘introspezione può essere una grande fonte di conoscenza personale, perché consente di riconoscere e comprendere meglio ciò che si pensa e si sente.

    Questo porta a un livello più elevato di auto-consapevolezza, che può contribuire a promuovere la salute mentale e ad aumentare la nostra felicità.

    Il processo introspettivo fornisce una conoscenza che non è possibile ottenere in altri modi: nessun altro processo o approccio può fornire queste informazioni.
  • Radicamento. Quando una persona capisce chi è e quali sono i suoi punti di forza e di debolezza sviluppa un senso di stabilità e si sente più “radicato”.

    Ciò è particolarmente importante quando si vive in una cultura altamente competitiva e giudicante. Quando una persona è radicata, molti “rumori” esterni non hanno impatto dannoso.
  • Empatia. Più comprendiamo noi stessi, più è facile comprendere gli altri. Si diventa in grado di mettersi “nei loro panni” e di immedesimarsi nei loro sentimenti.
  • Leadership. Mentre alcuni ritengono che per essere un buon leader sia necessaria la fiducia in se stessi, altri sostengono che la consapevolezza di sé sia più importante.

    Le persone che comprendono se stesse internamente sono in grado di guidare gli altri in modo efficace e spesso prendono anche decisioni migliori.

Come fare introspezione

Se ti stai chiedendo come fare per essere introspettivo, ci sono alcune cose che dovresti sapere.

  1. Fatti delle domande “sul cosa”. Quando cerchiamo di capire i nostri pensieri e le nostre emozioni, spesso ci chiediamo “perché” ci sentiamo in quel modo. Tuttavia, le ricerche indicano che le domande sul “cosa” sono più efficaci per migliorare l’introspezione.

    Per esempio, invece di chiederti perché ti senti triste, chiediti cosa ti fa sentire triste. In questo modo si può ottenere una maggiore comprensione di se stessi a livello interiore.
  1. Stai nel qui ed ora. L’introspezione è un’esplorazione riflessiva di ciò che si pensa e si sente in quel momento. Per questo è necessario essere presenti a se stessi.
  1. Sii curioso. La curiosità verso il proprio io interiore può aiutare a comprendere meglio le proprie emozioni, a riflettere sul proprio passato e a esplorare la propria identità e il proprio scopo. Questo succede perché la curiosità muove l’esplorazione, che permette di comprendere meglio il proprio funzionamento psicologico.
  1. Trascorri del tempo da solo in silenzio. Se il mondo è sempre frenetico intorno a te, può essere difficile calmare la tua mente per esplorare il suo funzionamento interno.

    Quindi, ritagliati regolarmente del tempo per stare da solo, eliminando tutte le distrazioni presenti nell’ambiente circostante. Questo può contribuire a creare un ambiente in cui sei in grado di fare un’immersione più profonda nei tuoi processi psicologici.

L’altro lato dell’introspezione

L’introspezione non è un processo perfetto. Pertanto, può presentare alcuni inconvenienti.

  • Pregiudizio. Spesso le persone danno maggior peso all’introspezione su se stesse, mentre giudicano gli altri in base al loro comportamento esteriore. Questo può portare a un pregiudizio senza che ce ne si renda conto.

    Inoltre, anche quando l’introspezione non fornisce informazioni utili o accurate, le persone spesso rimangono convinte che sia corretta. Questo fenomeno è noto come illusione introspettiva.

    Va detto, poi, che i pregiudizi possono esistere anche durante gli studi di ricerca che utilizzano l’introspezione. Poiché gli osservatori devono essere prima addestrati dai ricercatori, c’è sempre la possibilità che questo addestramento introduca un pregiudizio nei risultati.
  • Ruminazione. La ruminazione consiste nell’ossessionarsi o nel far focalizzare la mente in continuazione verso sugli stessi pensieri. Quando si cerca di capire il funzionamento interno della mente, si può finire per ruminare sulle proprie “scoperte”.

    Questo può avere un impatto negativo a livello mentale. Per esempio, in uno studio condotto su adolescenti affetti da depressione, i ricercatori hanno scoperto che questi ragazzi tendevano ad avere un’introspezione disadattiva con alti livelli di ruminazione, contribuendo così al peggioramento dei loro sintomi.
  • Soggettività. Sebbene le tecniche sperimentali di Wundt abbiano fatto molto progredire la psicologia come disciplina più scientifica, il metodo introspettivo aveva una serie di limiti notevoli.

    Uno di questi è che il processo è soggettivo, il ché rende impossibile esaminare o ripetere i risultati. Quando si utilizzava l’introspezione nella ricerca, osservatori diversi spesso fornivano risposte significativamente diverse agli stessi stimoli.

    Insomma, anche gli osservatori più addestrati non erano coerenti nelle loro risposte.
  • Limiti. Un altro problema dell’introspezione come tecnica di ricerca, è il suo uso limitato. Argomenti complessi come l’apprendimento, la personalità, i disturbi mentali e lo sviluppo sono difficili o addirittura impossibili da studiare con questa tecnica, difficile anche da utilizzare con i bambini e impossibile con gli animali.
introspezione charlie fantechi

Puoi migliorare te stesso con l’introspezione?

È possibile migliorare te stesso attraverso l’introspezione? Certamente, se fatta correttamente, può aumentare la consapevolezza di te stesso e migliorare la tua salute mentale. Tuttavia, come già detto, l’introspezione può anche avere effetti negativi.

Però è possibile seguire alcuni consigli per migliorare la consapevolezza di te stesso attraverso l’introspezione, evitando i pensieri e i sentimenti negativi che possono essere associati alla ruminazione.

Per prima cosa, come già spiegato sopra, chiedendoti, “cosa, non perché” come suggerito da Tasha Eurich.

La psicologa e autrice di bestseller del New York Times, infatti, ha sviluppato il cosiddetto metodo “What Not Why” che è conosciuto come uno strumento pratico e popolare per sviluppare l’auto-consapevolezza interna.

Con questo metodo, la persona introspettiva può evitare di porre domande sul “perché” di se stessa e delle sue esperienze, concentrandosi invece sul “cosa”, che può essere un modo utile per radicarsi in processi di pensiero più utili e basati sui fatti.

La psicologa ha ipotizzato che le domande sul “perché”, come ad esempio “perché mi sento così”, siano meno efficaci delle domande “cosa”, come ad esempio “cosa sto provando in questo momento?”.

Porre una domanda “cosa” può costringere una persona a dare un nome e a capire i propri pensieri e sentimenti, il ché migliora la consapevolezza di sé.

Le domande sul “perché”, invece, possono suscitare risposte poco utili che possono indurre alcuni a ruminare. Ad esempio, la domanda “perché mi sento così?” può portare a risposte non specifiche, errate o emotive, come ad esempio “perché sono una persona negativa o indegna”.

Molti ritengono, inoltre, che la meditazione sia una delle forme più antiche di introspezione. In genere consiste nel raggiungere uno stato emotivo calmo e nel porsi domande introspettive per aumentare la consapevolezza di sé. Per iniziare, puoi trovare un luogo tranquillo e sicuro e metterti a tuo agio.

Si può quindi cominciare a respirare lentamente e profondamente. Una volta che ti senti sensibilmente rilassato, è arrivato il momento di iniziare a porti delle domande introspettive.

Cercare un feedback adeguato è un altro buon consiglio per evitare di cadere nei tranelli dell’introspezione.

Poiché l’auto-consapevolezza interna e quella esterna possono essere collegate attraverso l’introspezione, una scarsa auto-consapevolezza esterna può distorcere significativamente un processo introspettivo.

La chiave per evitare questo rischio, per molti, è cercare un feedback da persone note per essere oneste e costruttive. Un feedback negativo e ipercritico può ridurre l’efficacia dell’introspezione, introducendo eventualmente processi di pensiero negativi che molti dovrebbero evitare.

Un problema simile può verificarsi con un feedback positivo sbilanciato: se la persona che fornisce il feedback non è in grado di essere completamente onesta, potrebbe non aiutare a migliorare l’auto-consapevolezza esterna.

Conclusioni sul significato dell’introspezione

L’introspezione ha una lunga storia, che ha avuto inizio con la Filosofia ed è sfociata in diverse scuole di pensiero in una scienza psicologica in lotta per la legittimazione e si è protratta fino al XXI secolo, dove è ancora oggetto di dibattito.

Nonostante i duecento anni di discussioni e analisi, ancora oggi gli studiosi non sono d’accordo su cosa costituisca esattamente l’introspezione.

Tuttavia, questa difficoltà non ha impedito a vari esperti di identificare i numerosi benefici dell’introspezione, come l’aumento della consapevolezza di sé, il miglioramento della regolazione emotiva e della capacità di provare empatia.

Naturalmente, esistono anche dei lati oscuri dell’introspezione perché può essere imprecisa, fuorviante e creare un falso senso di conoscenza che in realtà si applica solo a un numero limitato di persone.

Sebbene gli sforzi di Wundt abbiano contribuito molto allo sviluppo e al progresso della psicologia sperimentale, i ricercatori riconoscono oggi i numerosi limiti e le insidie dell’uso dell’introspezione come tecnica sperimentale.

Certamente possiamo affermare, però, che l’uso dell’introspezione come strumento per guardarsi dentro è una parte importante dell’auto-consapevolezza ed è persino usata in psicoterapia come modo per aiutare i pazienti ad approfondire sentimenti e comportamenti.


DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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