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Ipnologo: scopri il suo significato e il percorso di studi per diventare un ipnotista professionista

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Qual è il significato del termine ipnologo?

Con il termine ipnologo si definisce uno studioso o ricercatore nel campo dell’ipnosi. Questo termine non identifica un vero e proprio ruolo professionale ottenuto attraverso un percorso di studi riconosciuto.

Il suo significato è racchiuso nel termine stesso che descrive qualcuno che studia l’ipnosi. In sostanza chiunque può fregiarsi di questo titolo indipendentemente dagli studi effettuati, a differenza ad esempio del titolo di psicologo, medico e psicoterapeuta. 

Solo chi ha svolto un percorso universitario in psicologia può iscriversi all’albo professionale degli psicologi e definirsi psicologo (no, in questo caso non basta essere un appassionato di psicologia).

La stessa cosa vale in medicina: solo dopo una laurea magistrale in medicina un medico può definirsi tale. Infine, tra le professioni citate, solo chi abbia conseguito una laurea magistrale in psicologia (o in medicina) può iscriversi ad una scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia riconosciuta dal Ministero dell’Università e definirsi poi psicoterapeuta. 

In caso contrario infatti, chiunque si definisca Psicoterapeuta, Medico o Psicologo, senza aver completato con successo i suddetti percorsi.

Commette il reato di esercizio abusivo della professione. Infatti la legge italiana stabilisce che: “Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da Euro 10.000 a Euro 50.000.”

No, non è una cosa su cui scherzare e vale per tutte le professioni come quelle citate sopra e per altre come l’avvocato, l’ingegnere e l’architetto e per altre ancora che abbiano necessità di una specifica abilitazione statale.

Per completezza, il reato in questione è disciplinato dall’articolo 348 del Codice Penale, è punito con la reclusione appunto e ha natura istantanea: basta cioè la commissione anche di un solo atto relativo ad una professione, anche svolto gratuitamente, per configurarlo. Quindi non si tratta solo dell’uso improprio del titolo, ma anche dell’utilizzo di tecniche e strumenti riservati ad una delle suddette professioni.

Per quanto riguarda invece il “titolo di ipnologo” tutto questo non vale e per questo spesso è utilizzato in modo ambiguo per nascondere la mancanza di una formazione specialistica che è necessaria invece per svolgere legalmente alcune attività riservate agli psicologi e agli psicoterapeuti.

In pratica alcune persone che hanno studiato autonomamente l’ipnosi al di fuori dei percorsi di formazione alla psicoterapia utilizzano questo strumento per migliorare le condizioni di un proprio cliente, spesso in buona fede e con le migliori intenzioni, ma sconfinando con la propria attività nel campo di una professione protetta come quella dello psicologo e dello psicoterapeuta.

Poi c’è tutta la questione relativa a quei professionisti che, pur avendo tutti i requisiti per svolgere una professione, spingono terze persone, anche attraverso la loro formazione, a commettere il reato di esercizio abusivo della professione oppure diriga le loro attività. In questo caso l’articolo 348 del Codice Penale prevede una pena ancora più severa: la reclusione da 1 a 5 anni e la multa va dai 15mila a 75mila euro.

Nel settore dell’aiuto alla persona purtroppo le sovrapposizioni sono più facili perché sottostanno ad un particolare condizione: gli strumenti dello psicologo e dello psicoterapeuta sono meno tangibili e concreti rispetto alle altre professioni regolamentate.

Inoltre nella distinzione della necessità di un intervento clinico o di potenziamento della persona, servirebbero degli strumenti (come un test psicodiagnostico e una diagnosi clinica) per stabilire in modo oggettivo se quella persona avrebbe bisogno di un trattamento clinico assimilabile ad un trattamento sanitario o di una sessione di orientamento e potenziamento delle sue performance.

In parole semplici, per capire se un coach ad esempio si trovi a lavorare sulla performance di un cliente o inconsapevolmente su un caso di psicopatologia clinica avrebbe bisogno di strumenti e competenze che solo uno psicologo può avere e utilizzare.

Il risultato è che alla fine chi lavora nell’aiuto alla persona e l’incremento delle performance si trova ad operare su un insieme di destinatari che potenzialmente potrebbero essere gli stessi di uno psicologo o di uno psicoterapeuta, dando una risposta parziale e a volte dannosa ai bisogni di quelle persone.

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Come si fa a diventare ipnologo?

Se si vuole “diventare” ipnologo, il percorso non è così lungo: basta decidere di autodefinirsi tali, già da subito, volendo.

Se invece si vuole diventare Psicoterapueta ipnotista (specializzato in una scuola quadriennale in psicoterapia ad orientamento ipnotico), si deve intanto conseguire una laurea magistrale in psicologia o in medicina, svolgere tirocini e i relativi esami di Stato, iscriversi ai rispettivi ordini e poi decidere di dedicare altri 4 anni della propria vita ad una specializzazione in psicoterapia per poter svolgere la professione di ipnoterapeuta (termine non protetto da un ordine questo ma abbastanza audace da non essere mai usato da chi non abbia fatto il percorso descritto).

Insomma ci vogliono circa 10 anni di studio dal momento in cui si inizia. E’ vero che un medico, ad esempio un dentista, può apprendere l’ipnosi per produrre un’anestesia naturale nei suoi pazienti senza doversi specializzare in psicoterapia, ma questo solo perché apprende l’uso della tecnica ipnotica al di fuori del suo uso psicoterapico.

Anche uno psicologo può apprendere l’ipnosi per usarla nel rilassamento dei pazienti ad esempio, ma sempre non superando il limite della psicoterapia.

Quali sono le scuole riconosciute per diventare ipnoterapeuti?

in Italia ci sono oltre 250 scuole di specializzazione riconosciute dal MIUR che, con le varie sedi distaccate, raggiungono quasi le 350 unità. Questo vuol dire che per i colleghi laureati in psicologia oggi c’è ampia scelta su indirizzi e approcci, spesso anche logisticamente vicini alla propria residenza.

Di queste scuole però solo 3 sono quelle che formalmente sono ad indirizzo ipnotico, si cui due le più rilevanti. La prima è la storica Scuola Europea di Psicoterapia Ipnotica – Associazione Medica Italiana per lo Studio delle Ipnosi, meglio conosciuta come AMISI (A.M.I.S.I.) che ha sede a Milano.

E’ la prima scuola di ipnosi fondata in Italia ed ha un approccio evidentemente classico e direttivo ed è affine alla scienza medica, così come il termine riportato nel nome fa già comprendere. L’altra, più moderna e ispirata al lavoro di Milton Erickson è la Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana, dove anche io mi sono formato diversi anni fa.

Ipnologo, ipnotista o ipnoterapeuta?

Ci si può chiedere perché il termine ipnologo sia in qualche modo più subdolo del semplice ipnotista. Dalla mia esperienza l’ipnotista che si definisce tale e non è uno psicoterapeuta è maggiormente orientato all’uso dell’ipnosi per finalità di intrattenimento.

Chi invece usa la definizione ipnologo, che raramente un ipnotista psicoterapeuta usa, è consapevole del potere suggestivo di tale termine e dell’assonanza di tale termine con la parola psicologo.

Certo, non è una teoria scientifica dimostrabile, ma più il frutto di un’osservazione empirica di ciò che accade nell’ambito del perimetro professionale e delle sue zone immediatamente esterne. Raramente uno psicoterapeuta specializzato in ipnosi si autodefinisce ipnologo e questa dovrebbe già essere un’informazione utile ad operare una prima importante distinzione.

Chi è il miglior ipnotista italiano?

Se cercate un professionista serio che applichi l’ipnosi con finalità terapeutica la vostra scelta dovrebbe andare su qualcuno che abbia una laurea in psicologia e una specializzazione in psicoterapia ad indirizzo ipnotico. Non avete bisogno di cercare “il miglior ipnotista italiano”.

Se l’idea è quella di approfittare di questo strumento potente per migliorare la vostra vita e guarire da qualche ferita profonda e qualche disequilibrio che vi sentite di avere, sarà sufficiente trovare qualcuno della vostra zona che abbia le qualifiche che vi ho descritto sopra.

Tenete conto che un ipnoterapeuta solitamente non propone percorsi che durino oltre i 10 incontri. Alcuni con 5 incontri riescono a ottenere ottimi risultati. Personalmente da anni lavoro con un modello di intervento standard che, facendo uso di altri elementi integrati, risulta molto efficace in soli tre incontri di due ore ciascuno nell’arco di 3 mesi di percorso.

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L’ipnosi non ha effetti collaterali se non in in film o in un romanzo

Spesso mi chiedono se ci sono possibili effetti collaterali all’ipnosi: la mia prima risposta è no. La seconda invece tiene conto di alcuni casi reali in cui l’ipnosi, per quanto somministrata con cautela, crea delle “liberazioni” emotive che possono risultare in pianti incontrollabili che possono durare anche alcuni minuti e questo senza che ci siano mai da parte mia suggestioni in tal senso.

Nel mio stile ipnotico si predilige la suggestione positiva e la ricerca di risorse nel passato, nel presente e nel futuro.

Questo però non impedisce al paziente di far emergere, quando necessario, contenuti di tristezza, paura o sofferenza che debbano essere rilasciati e processati. In quei casi occorre solo un po’ di pazienza in più per far defluire tutto ciò che la mente inconscia ha la necessità di esprimere per potersene liberare.

Sono invece inesistenti in letteratura situazioni in cui la persona “rimanga bloccata” in ipnosi o si dimentichi la sua identità: effetti che sono invece più adatti alla trame di un film o di un romanzo.

Mi è successo a volte, durante un corso in aula, oppure durante una seduta individuale che la persona andasse molto in profondità durante l’induzione ipnotica, quasi come se si “distaccasse” dal proprio corpo in una dissociazione molto pronunciata che rendeva più difficoltoso il ritorno alla dimensione reale.

In questi casi solitamente l’istruzione data al paziente di produrre un piccolo movimento con un dito è sufficiente a rompere quella rigidità e riportare la persona pienamente consapevole nel suo corpo e una volta aperti gli occhi, nella realtà circostante.

Nei rari casi in cui questo non è sufficiente, è l’ipnotista stesso che può produrre un contatto fisico con il braccio o la spalla della persona chiamandola per nome e riportandola agevolmente alla realtà fisica.  

L’ipnosi è una tecnica molto particolare e sorprendente nella sua efficacia. Attraverso un’adeguata preparazione del soggetto si può arrivare a riprogrammare la sua mente in profondità senza l’aiuto o la consapevolezza del paziente. Per questo è uno strumento che va utilizzato con cautela e con la conoscenza di quelli che sono i presupposti di un intervento psicoterapeutico. 

Uno degli errori più comuni commessi da chi si improvvisa ipnotista è quello di programmare la mente del soggetto seguendo esclusivamente le richieste del soggetto stesso. E’ una logica che applicata al commercio di beni o servizi sembra lineare e indiscutibile: il cliente mi chiede una cosa e io gliela fornisco.

Se ci pensate bene però, anche nel commercio ci sono casi in cui il prestatore d’opera valuta autonomamente se sia il caso di rispondere alla richiesta di quel cliente con ciò che il cliente chiede. Un esempio banale ma esemplificativo è la persona che chiede al barman un superalcolico e gli viene rifiutato perché a giudizio del barman il cliente ha già bevuto troppo.

Il coach o l’ipnologo non sono certo tenuti a conoscere il concetto dell’analisi della domanda introdotto qualche decennio fa dal professor Renzo Carli. In pratica chi si rivolge alle suddette figure è un cliente che richiede un servizio specifico e a quel tipo di servizio si deve attenere il professionista.

Le cose però spesso sono un po’ più complesse e di questo, andando avanti con il percorso si accorge anche il professionista. La richiesta del soggetto infatti non è un dato oggettivo rispetto a ciò che non va nella sua vita o rispetto a ciò che se funzionasse renderebbe meravigliosa la vita di quella persona. Il più delle volte la richiesta esplicita della persona è una sua ipotesi sulla sua situazione attuale.

Una stima fatta dal suo punto di vista senza avere però dei punti di riferimento fissi su cui misurare l’obiettività di ciò che sostiene. Molto spesso infatti la domanda che viene rivolta al professionista dal cliente/paziente è una distorsione e una richiesta di collusione sulla sua specifica visione del mondo.

In parole più semplici, la persona ha una sua particolare visione del mondo, della sua vita e delle responsabilità attribuite a se stessa e agli altri e cerca qualcuno che confermi la sua visione aumentando la sua convinzione e il suo potere nelle dinamiche relazionali. Insomma, il professionista diventa “un’arma” da usare in proprio favore spesso contro gli altri. 

Per questo motivo lo psicologo e psicoterapeuta non è solo, per fortuna, un fornitore di servizi, che soddisfa i bisogni del cliente di confermare la “propria versione dei fatti”.

Non è un testimone corrotto che per denaro conferma una verità alla quale per primo non crede, ma un professionista capace di valutare la domanda ricevuta e la situazione del paziente per poi offrire una visione integrata e più completa della situazione del soggetto.

La domanda ricevuta dal professionista può essere distorta per molti motivi più o meno consapevoli.

  • Può essere una domanda che non è il soggetto a fare, come nel caso dello studente universitario che chiede di riuscire a studiare meglio o a laurearsi, quando in realtà sono i genitori a chiederlo.
  • Può essere una domanda accettabile che serve solo a sondare il terreno con il professionista e a stabilire il grado di confidenza e fiducia necessari ad affrontare un tema più delicato e personale.
  • Una domanda alla quale è difficile rispondere che mette il professionista in una posizione impossibile: cercare di condurre un veicolo a casa mentre il cliente è al volante e finge di non saper guidare e di non sapere neppure che cosa sia un volante, negandone addirittura l’esistenza.
  • Potrebbe essere una domanda che mira a produrre un’azione da parte del professionista: di accudimento, di rifiuto, di attenzione.
  • Una domanda che mette alla prova la solidità del professionista per capire se può reggere qualcosa di un’intensità simile ma di contenuto diverso.
  • Può essere anche una domanda labirinto con la quale il soggetto cerca di disorientare il professionista per far perdere le tracce di ciò che se individuato potrebbe destabilizzarlo.
  • Può essere una “domanda in codice” come se il soggetto fosse tenuto in ostaggio da un rapitore interno che è in costante ascolto di ogni comunicazione del soggetto che potrebbe creare sospetti nell’interlocutore.
  • Potrebbe essere una domanda rebus che misura principalmente il valore del soggetto e il grado di complessità mentale e unicità del soggetto, rafforzandolo se non si ottiene risposta, nella sua convinzione.

Insomma, ciò che il soggetto chiede al professionista non sempre è esattamente ciò che vuole ciò che solitamente invece accade al ristorante: il cliente dice di volere un piatto di lasagne ed è esattamente ciò che in quel momento vuole (tralasciando poi il fatto che le lasagne potrebbero non piacergli o il fatto che potrebbe pentirsi dell’ordine, ma se può risultare complesso per il cibo figuriamoci in una richiesta su temi di equilibrio mentale e temi esistenziali).  

Per questo motivo, ormai da tempo, prima di intraprendere un qualsiasi percorso individuale con una persona, la sottopongo ad un test psicodiagnostico che possa darmi un quadro generale sufficientemente obiettivo sullo stato mentale e psicologico di quella persona. Questo mi consente di valutare meglio le sue richieste e ritagliare la risposta sulle sue esigenze dichiarate e su quelle che emergono dalla sua profilazione psicologica.

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Conclusioni

Concludendo vorrei fornirvi una breve glossario in sintesi di alcuni ruoli di cui abbiamo parlato per orientare una vostra eventuale scelta o per rendervi più precisi nella comprensione di una conversazione specifica o nell’esprimere un pensiero sul tema.

Ricapitolando dunque:

  • ipnologo (che si definisce tale): è colui che ha una passione per l’ipnosi. Probabilmente ha letto qualche libro sul tema e ha fatto alcune prove con amici e parenti o con qualche malcapitato all’interno di un corso di formazione. 
  • ipnotista: è il modo in cui gli psicoterapeuti che abbiano fatto una specializzazione in ipnosi si autodefiniscono. E’ però un termine generico che viene utilizzato anche da chi pratica ipnosi da palcoscenico.
  • ipnotista e mentalista: quando trovate questi due termini abbinati si tratta di un prestigiatore/mago che ha studiato mentalismo, e cioè il potere delle suggestioni utilizzato all’interno di uno spettacolo di intrattenimento per creare un effetto di stupore e meraviglia sul pubblico) che poi ha aggiunto anche una competenza di ipnotista da palcoscenico all’interno del proprio show.

    Ninete hanno a che fare con la psicoterapia o la cura dei disturbi psicologici, anche se a volte in uno slancio ottimistico da coach si trovano inconsapevolmente ad avere a che fare con soggetti che avrebbero invece bisogno di uno psicologo clinico e uno psicoterapeuta;
  • ipnotista da palcoscenico: quello che in inglese si definisce “Stage Hypnotist” e di cui all’estero vanno fieri.

    In italia invece questa definizione è spesso utilizzata in modo dispregiativo da psicoterapeuti specializzati in ipnosi che vogliono rappresentare una distinzione netta tra ciò che di nobile fanno loro e chi invece usa la sacra arte dell’ipnosi per fini puramente commerciali di intrattenimento e inflazione dell’ego.

    Difficilmente in italia troverete un ipnotista da palcoscenico che si definisce tale: è molto più probabile che tale soggetto si definisce mentalista e ipnotista, definizione chiaramente più attraente e intrigante e che non ha maturato ancora connotazioni negative.
  • ipnotizzatore: termine utilizzato alternativamente da chi non sa niente di ipnosi o da chi invece è uno psicoterapeuta ipnotista e vuole manifestare disprezzo per qualcuno che applichi quel tipo di ipnosi da palcoscenico e intrattenimento che in qualche modo nella sua concezione contribuisce a screditare l’ipnosi in sé.
  • ipnoterapeuta: che sarebbe forse il termine migliore per identificare il professionista che con un titolo riconosciuto dallo stato usa l’ipnosi a fini psicoterapeutici (anche qui ci sono alcuni che invece usano il termine senza aver conseguito lauree specifiche e fatto specializzazioni che rischiano molto senza neppure saperlo, un po’ come un ubriaco che passeggia di notte in autostrada).

    Per essere certi che quel professionista sia ciò che dovrebbe essere controllate che sia laureato in psicologia e che abbia fatto una specializzazione quadriennale in psicoterapia in una scuola ad orientamento ipnotico (meno del 2% in italia lo sono). 

Infine mi sento di dire che l’apprendimento di tecniche ipnotiche può potenziare le competenze di uno psicologo, di un medico e di uno psicoterapeuta all’interno della professione e dell’approccio che svolgono già.

Per questo motivo, per imparare alcune tecniche ipnotiche immediatamente applicabili a chi abbia già una laurea in psicologi o medicina e magari addirittura una specializzazione in psicoterapia (ma di un orientamento diverso) non serva un corso quadriennale, ma anche solo un Master specifico che insegni un modello facilmente integrabile nella loro attività quotidiana.

In questo caso non ci sono rischi per il professionista che può tranquillamente utilizzare l’ipnosi all’interno della propria pratica clinica senza incorrere in eventuali sanzioni e anzi amplificando notevolmente i suoi risultati attuali.

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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