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Ipnosi collettiva secondo Alessandro Meluzzi: scopri le tecniche utilizzate dai media per ipnotizzarci

Alessandro Meluzzi ipnosi collettiva

Probabilmente oggi tutti conoscono Alessandro Meluzzi, psichiatra, criminologo e saggista, nato nel 1955. Il motivo è semplice: è stato protagonista nel nostro Paese sia della scena politica che televisiva ma mai come dal 2019, anno di inizio della pandemia Covid-19, durante la quale ha speso molto per divulgare e spiegare le sue teorie sull’ipnosi collettiva.

Tra i molti sorprendenti fenomeni psicologici e sociali a cui abbiamo assistito durante la pandemia di Covid-19, c’è stata una polarizzazione spesso radicale dell’opinione pubblica e del discorso.

La grande frattura è stata rappresentata da una semplicistica opposizione tra “vera scienza” e “pseudo-scienza”, tra sostenitori delle politiche governative da un lato e cosiddetti “complottisti”.

Ora che è passata un po’ d’acqua sotto i ponti parliamo in modo approfondito delle tecniche di suggestione di massa che possono essere utilizzate per indurre quella che si definisce ipnosi collettiva o, come la chiama Mattias Desmet “ipnosi di formazione di massa”.

Alessandro Meluzzi e l’ipnosi collettiva

“Che cos’è una Nazione? Che cos’è un Paese? È una domanda che oggi è legittimo porsi nel momento in cui più di mille persone – deputati, senatori, presidenti di regioni – non trovano un minimo punto di incontro per eleggere un rappresentante che incarni l’unità della Nazione e la sua dignità.

Ma dov’è questa dignità? Una dignità ridotta a un popolo governato da Big Pharma e dalla banche internazionali, un popolo privato di ogni libertà e di ogni autonomia, dove tutto dipende da un tampone, da una siringa e da imbrogli di varia natura.

Povera Italia! Cari italiani, recuperate la saggezza, recuperate l’autonomia e non credete a un’informazione corrotta e venduta che vi ha fatto credere a cose che non esistevano, a verità che non c’erano, a una colossale menzogna e a una finzione che oggi purtroppo si sta rivelando senza che ancora vi stiate svegliando. Svegliatevi dall’ipnosi perché, se non vi svegliate, vi divorerà.”

Questo estratto di un discorso che Alessandro Meluzzi ha pubblicato su Facebook, nel periodo in cui  non si trovava un accordo nazionale sull’elezione del Presidente della Repubblica, è emblematico del suo pensiero, anche se non spiega i meccanismi che sono alla base del concetto di ipnosi collettiva.

Mentre alcuni sociologi, filosofi e persino giuristi hanno richiamato l’attenzione sugli effetti deleteri della comunicazione ai tempi della pandemia, psichiatri e psicologi, ad eccezione del prof. Meluzzi, sono stati meno incisivi.

Le epidemie hanno da sempre fatto parte della storia. Senza nessun atteggiamento negazionistico, perché sono stato uno dei primi che nel gennaio del 2020 gridò l’allarme sul virus prodotto nel laboratorio di Whuan, perché avevo informazioni di prima mano dalla Cina, tentai di spiegare, sin dall’inizio, mi sono chiesto perché questa pandemia sia stata gonfiata a livello planetario fino a diventare l’elemento di distruzione radicale di sistemi economici e sociali, cambiando il corso della storia dell’umanità. Parlerei proprio di una psico-info-pandemia perché se tutti continuiamo ad informarci da un unico mainstram governato dagli stessi portafogli, in cui il grido di allarme va da Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, Rete 4, e a tutte le televisioni planetarie in un bombardamento da psico-info-pandemia, il rischio è che inizierà un carnevale di varianti per cui il vaccino non serve e per cui ogni sei mesi bisognerà fare un richiamo in modo che i 150 miliardi di dollari verranno spesi ogni anno. Cosa c’è di meglio che curare i sani per fare un grande business?

Meluzzi si concentra molto spesso a fare ipotesi sul perché sia stata indotta un’ipnosi collettiva in occasione della pandemia. Ma soffermiamoci per un momento sugli aspetti psicologici di questo fenomeno.

La lettura psicologica più diffusa e, per il momento, più influente, sembra essere quella del dottor Mattias Desmet, professore di psicologia clinica all’Università di Gand, in Belgio, e può spiegare in modo chiaro ciò che Meluzzi chiama “ipnosi collettiva”.

Ipnosi collettiva secondo Alessandro Meluzzi: scopri le tecniche utilizzate dai media per ipnotizzarci

Cos’è l’ipnosi collettiva

Mattias Desmet è diventato molto famoso sui social media per le sue posizioni radicali sulla psicologia sociale della pandemia. Secondo Desmet la maggior parte di noi è diventata “pazza” attraverso ciò che egli descrive come “ipnosi di formazione di massa” (in alcune sue interviste la definisce anche come “psicosi di formazione di massa“).

Si tratta di un fenomeno che ha guadagnato recentemente un’attenzione significativa per il suo ruolo potenziale nella spiegazione di alcuni eventi sociali. Molti l’hanno paragonata all’isteria di massa e all’illusione di massa, ma in realtà è un concetto diverso con caratteristiche uniche.

La psicologia della formazione di massa è una teoria che suggerisce che grandi gruppi di persone possono diventare collettivamente deliranti o ipnotizzati. Questo può accadere quando una società è esposta a un messaggio costante e ripetitivo, che porta gli individui a isolarsi e a credere in una particolare narrazione.

A differenza dell’isteria di massa (che comporta sintomi fisici in risposta a una minaccia percepita) e dell’illusione di massa, (caratterizzata da una falsa credenza condivisa), la psicologia della formazione di massa comporta uno stato ipnotico condiviso che colpisce un’intera popolazione ed  è indotto da una narrazione ripetitiva.

Ciò porta all’accettazione di quella narrazione percepita come vera, indipendentemente dal fatto che sia supportata o meno dai fatti.

Con “ipnosi di formazione massa“, quindi, Desmet si riferisce a “una sorta di ipnosi collettiva che distrugge l’autocoscienza etica degli individui e li priva della capacità di pensare in modo critico“. Un “processo di natura insidiosa” perché “le popolazioni ne sono preda senza preavviso” e senza accorgersene.

Fattori che contribuiscono allo sviluppo della psicologia della formazione di massa sono l’esposizione a un messaggio ripetitivo (diffuso attraverso vari mezzi, tra cui i social media, i media tradizionali e i discorsi politici), e la presenza di un leader magnetico o di un gruppo di leader che utilizzano la loro influenza per manipolare la narrazione e indurre uno stato ipnotico.

Se ad alcuni sembra assurdo spiegare il totalitarismo con un fascino ipnotico o una sorta di “incantesimo” sulle masse, per  Desmet, invece, solo la psicologia ci permette di capire i meccanismi intimi del totalitarismo.

Ma come si previene questa ipnosi collettiva? Secondo Desmet la prevenzione della psicologia della formazione di massa richiede un approccio multiforme che comprende l’educazione ai media, le capacità di pensiero critico e la trasparenza politica.

È essenziale insegnare agli individui a riconoscere e analizzare le diverse fonti di informazione e a pensare in modo critico ai messaggi che ricevono.

Le tecniche di suggestione di massa per indurre un’ipnosi collettiva tra TV e social media

Durante la pandemia di Covid-19 l’attenzione della massa che compone la popolazione è stata focalizzata su un solo argomento: il virus

Una buona parte della concentrazione delle persone è stata distolta dalle loro normali attività quotidiane e questa distrazione ha portato gli individui ad entrare in uno stato modificato di coscienza, simile alla trance ipnotica, mentre la costante e giornaliera persuasione suggestiva perpetrata più volte al giorno, attraverso TV, quotidiani e social media, ha reso sempre più profondo questo stato ipnotico rendendolo quasi cronico.

Ma come funziona esattamente? Quali sono le tecniche che si possono utilizzare per indurre uno stato di ipnosi collettiva? Vediamole in dettaglio portando come esempio proprio ciò che è successo in pandemia.

1. Deprivazione sensoriale

Degli esperimenti sulla deprivazione sensoriale condotti negli anni Cinquanta hanno evidenziato che l’assenza di stimoli sensoriali (come vista, udito, tatto, olfatto e gusto) ottenuta anche con oggetti di uso quotidiano come guanti, cuffie o cappucci, dopo un certo tempo l’essere umano manifesta dei disturbi psicologici come la difficoltà di pensiero, allucinazioni, sbalzi di umore, depressione, fobie ed ansia.

Dopo gli esperimenti John Lilly concluse che l’85% delle energie mentali e cognitive dell’individuo è usato per gestire gli stimoli esterni, e in assenza di essi il cervello smette di funzionare correttamente.

Attraverso l’uso quotidiano e continuato di dispositivi come guanti, mascherine, visiere, ecc.. , la percezione sensoriale tattile e olfattiva delle persone è stata notevolmente ridotta per mesi (se non vogliamo dire anni).

A questo si è aggiunta la riduzione di ossigeno introdotto durante la respirazione. E queste sono già condizioni sufficienti per indurre uno stato di disagio e sofferenza.

ipnosi collettiva meluzzi

2. Distanziamento sociale

Un altro fattore in grado di generare un grande disagio psicologico è il distanziamento sociale. Con il lockdown le persone sono state separate le une dalle altre e ridotte all’isolamento.

Come affermava Aristotele, “l’uomo è un animale sociale” e questo significa che la socializzazione è una parte fondamentale per il corretto sviluppo della personalità e per la salute dell’essere umano. Nelle carceri, infatti, l’isolamento, è la massima punizione a carico dei detenuti.

Durante la pandemia, ritrovarsi con una vita sociale quasi azzerata ha provocato ulteriori disturbi  psicologici. Molti studi hanno dimostrato che proprio durante la pandemia sono aumentati i casi di depressione, di ansia e si sono aggravati i sintomi di chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo (DOC), dipendenze, ecc…, per non parlare dei suicidi.

3. Comunicazione del terrore

Il vero scopo del terrorismo, si sa, al di là del provocare vittime e danni, è instillare uno stato di terrore nella popolazione. La paura però, non viene generata solo dalle azioni ma può essere provocata anche (e soprattutto) dalle parole e dalle immagini create da una comunicazione opportunamente orchestrata.

Infatti nessun attentato terroristico, da solo, raggiungerebbe la funzione politica e sociale voluta dagli attentatori se non trovasse eco su TV, giornali e social media.

Detto questo non stupisce affatto che le metafore che hanno animato la comunicazione della pandemia e che hanno avuto effetti sull’immaginario collettivo, sono quelle che l’hanno paragonata alla guerra, con il risultato di tenere la gente a casa e spaventata.

L’emergenza sanitaria è stata trattata quasi ovunque con un linguaggio bellico: quella contro il Covid-19 è stata più volte definita “una guerra”, il virus è stato chiamato un “nemico invisibile”, mentre infermieri e medici sono stati definiti i nuovi “eroi” e quello che hanno affrontato una “trincea”. 

4. La ripetizione

Secondo alcuni psichiatri e psicologi come Meluzzi l’esposizione quotidiana e martellante alle parole ha fatto si che si trasformassero in una sorta di richiamo post-ipnotico: la ripetizione continua di termini come “pandemia”, “contagio”, “morti” e “vaccino” , “lockdown” e degli stessi identici discorsi ascoltati in ogni programma TV, articolo di giornale e sulle pagine social di politici, VIP e influencer ha indotto in molti un ottundimento della capacità di pensare in modo soggettivo attraverso l’uso del “pensiero critico” che dà la spinta ad informarsi da fonti diverse, a controllare i dati forniti, a leggere i bugiardini dei medicinali, quindi quel pensiero che dà vita alla capacità individuale di formarsi un’opinione.

Una rappresentazione semplice e chiarissima di questo fenomeno è stata proposta dagli attivisti del collettivo artistico sociale e politico Nomissis che nel 2020 hanno portato in diverse città dei camion vela noleggiati per diffondere quello che hanno definito come “il solito mantra che, in maniera assordante, rimbomba nel vuoto delle città“. Sui camion vela era affissa l’ultima opera di Ulixes chiamata appunto “Ipnosi collettiva” accompagnata dalle frasi che in quel periodo sentivamo continuamente sui mass media come “Restate a casa” e “Andrà tutto bene”.

La deprivazione sensoriale e il distanziamento sociale hanno creato le condizioni ideali perché l’utilizzo contemporaneo di tecniche manipolatorie, come la ripetizione e una comunicazione suggestiva, potessero risultare efficaci sulla maggior parte della popolazione.

Prevenire l’ipnosi collettiva

Quello di ipnosi collettiva è concetto relativamente nuovo che ha suscitato un notevole interesse negli ultimi tempi per il suo ruolo plausibile nel chiarire i fenomeni sociali. In Italia Meluzzi ne è stato tra i suoi principali sostenitori nel corso della pandemia di Covid-19.

A differenza di altri concetti simili, come l’isteria di massa e l’illusione di massa, l’ipnosi collettiva (o come la definisce Desmet “l’ipnosi di formazione di massa”) implica uno stato ipnotico condiviso indotto da una narrazione ripetitiva.

Per prevenirla, è essenziale promuovere l’alfabetizzazione mediatica, le capacità di pensiero critico e la trasparenza politica. In questo modo, possiamo aiutare gli individui a pensare con la propria testa ed evitare di essere coinvolti dallo stato ipnotico condiviso indotto dalla ripetizione continua degli stessi messaggi.

Secondo lo psicologo Gurdjieff, inoltre, una soluzione all’ipnosi collettiva è il non identificarsi con le situazioni, le persone, gli eventi, le ideologie e le mode del mondo esterno, perché possono renderci “schiavi”.

Il rischio dell’ipnosi collettiva è quella di renderci un grande gregge nel quale altre “pecore”, anch’esse schiave, ma abbastanza furbe da rendersi conto delle debolezze psicologiche degli altri uomini, ne approfittano per i loro fini di potere e denaro.

Insomma, capire come agiscono i comunicatori, informarsi su fonti diverse e opposte per formarsi un’opinione indipendente ed evitare inutili identificazioni in fazioni, possono essere le strategie giuste per noi (e per i nostri figli) per evitare di cadere vittima di manipolazioni mediatiche.

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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