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Ipnosi: scopri cos’è, i tipi di ipnosi, le tecniche e cosa può guarire

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Spesso in aula durante i corsi e anche online nel nostro gruppo di Facebook, mi vengono fatte alcune domande sull’ipnosi e sulle sue applicazioni terapeutiche. Qui sotto trovate un elenco con le domande e gli argomenti più frequenti a cui ho cercato di dare una risposta o spiegazione, breve, ma semplice e chiara.

Cos’è l’ipnosi?

Prima di tutto possiamo dire che l’ipnosi è uno stato naturale della mente che sperimentiamo molte volte durante una giornata e che corrisponde a quei momenti in cui non siamo totalmente presenti in ciò che sta accadendo all’esterno e siamo più concentrati sui nostri pensieri e su quello che avviene nella nostra testa.

In pratica, ogni volta che prestiamo più attenzione ai nostri pensieri piuttosto che alla realtà esterna la nostra mente rallenta e le stesse onde cerebrali, rilevabili da un EEG, riducono la loro frequenza con il risultato di immergerci in uno stato ipnotico. L’ipnosi è dunque uno stato in cui scivoliamo spontaneamente diverse volte ogni ora, anche solo per alcuni istanti ogni volta.

Ci sono poi due momenti della giornata in cui ognuno di noi entra in uno stato ipnotico abbastanza approfondito: quando ci risvegliamo e quando ci addormentiamo. In questi momenti infatti il nostro cervello passa da uno stato di sonno con onde lente corrispondenti a delta, fino ad attivarsi completamente in beta, passando dalle onde a frequenza intermedia theta e alpha.

Per semplicità possiamo dire che quando il nostro cervello emette prevalentemente onde theta siamo in uno stato di ipnosi profonda e quando emette alpha l’ipnosi si fa più leggera. Stiamo dunque parlando di uno stato normale di passaggio dalla veglia al sonno o dal sonno alla veglia o di un momento di divagazione interiore sui propri pensieri in cui abbiamo “la testa tra le nuvole” come si dice comunemente.

L’ipnosi, o meglio lo stato ipnotico, però può essere prodotta con una serie di procedure che creano quello stato a cui ci si riferisce come tecniche ipnotiche (o anche qui usando il termine ipnosi che definisce sia la tecnica usata che lo stato prodotto, contribuendo a rendere le cose un po’ confuse).

Quel semplice stato naturale della mente però ha delle caratteristiche molto particolari perché è in sostanza uno stato di programmazione della mente in cui siamo più sensibili alle suggestioni: ciò che sperimentiamo in quello stato è come se venisse inciso in profondità nella nostra mente.

Da qui il motivo per cui l’ipnotista produce quello stato per poi dare suggestioni positive per il cambiamento e il miglioramento di quella persona.

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Cos’è l’ipnosi regressiva? 

L’ipnosi regressiva è uno degli aspetti più interessanti del potere dell’ipnosi: quello di portare il soggetto a sperimentare il suo passato come se stesse avvenendo adesso e addirittura portarlo in una dimensione antecedente alla sua nascita. Su questo da anni c’è un dibattito aperto e vivace sull’oggettività di queste esperienze.

Alcuni sostengono che siano solo frutto di immaginazione e altri invece sostengono che le vite precedenti che il soggetto sperimenta durante una sessione di ipnosi regressiva sono un ricordo vero e proprio di una persona realmente vissuta in passato.

Su questo ci sono anche diversi documentari interessanti che cercano di dimostrare come le esperienze regressive avute in particolare da alcuni bambine corrispondano a persone realmente vissute nel passato e che vivevano in un luogo specifico ad esempio che il bambino in ipnosi ricordava in modo molto dettagliato.

Su questo la scienza mantiene una posizione cauta e si limita a dire che le esperienze vissute da un soggetto in una sessione di ipnosi regressiva possono risultare molto realistiche ma non reali. Nell’esperienza clinica questi momenti regressivi sono spesso sorprendenti e possono essere usati per precise finalità terapeutiche di risoluzione simbolica di alcuni conflitti che poi si manifestano le presente sottoforma di sintomi che attraverso tale procedura possono essere alleviati.

Cos’è l’autoipnosi e come possiamo produrla?

L’autoipnosi è una pratica che attraverso una concentrazione della propria attenzione sui propri processi interiori può rilassare e calmare la mente di una persona producendo contemporaneamente altri effetti benefici.
Per prodursi uno stato di ipnosi leggera, a volte è sufficiente chiudere gli occhi e concentrare la propria attenzione ad esempio sul respiro o sulle sensazioni corporee, un po’ come avviene per alcune pratiche di meditazione.

In effetti l’ipnosi nella sua forma autoriferita è molto simile ad una meditazione con gli stessi pregi e difetti. Il pregio è sicuramente quella di poter essere prodotta in autonomia senza l’intervento di alcun soggetto esterno, di poter essere svolta in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento della giornata e richiedere anche solo pochi minuti per essere prodotta.

Il difetto è che sfrutta lo stato ipnotico solo per i benefici collegati allo stato stesso e non per la programmazione specifica che in quello stato può essere fatta. In pratica con l’autoipnosi è come se riavviassimo il computer facendolo riposare per qualche minuto ma senza aggiungere niente di nuovo ai programmi esistenti o modificare eventuali bug, virus o errori presenti nel codice.

Quando invece si utilizza l’ipnosi con la presenza di un professionista si può sfruttare l’ipnosi per “inserire nuove stringhe di codice” nella nostra mente sulla base dei comportamenti e delle convinzioni a noi più utili in quel momento.

Inoltre spesso nell’autoipnosi si ha difficoltà a mantenere uno stato di ipnosi profondo per un periodo prolungato senza poi scivolare in un sonno fisiologico che interrompe il processo, portando sicuramente un beneficio fisico di riposo della persona ma poco diverso da ciò che avremmo potuto fare con un semplice pisolino.

Il ruolo dell’ipnotista invece è quello di produrre uno stato di approfondimento della trance ipnotica senza però far scivolare il soggetto in un sonno fisiologico utile al riposo, ma non alla programmazione. In pratica l’ipnotista una volta prodotto l’approfondimento dello stato di ipnosi si assicura che il soggetto non si addormenti completamente, riportandolo costantemente in quello stato intermedio in cui è più sensibile alle suggestioni date.

Si può ottenere un effetto intermedio praticando autoipnosi attraverso l’ascolto di un audio che ci tenga collegati al processo che stiamo svolgendo e che contenga già le suggestioni che vorremmo imprimere nella nostra mente inconscia.

E’ chiaro che un audio non ha la capacità di individuare lo stato del soggetto che ascolto e le necessità di approfondimento dello stato ipnotico o di ripescaggio dallo stato di addormentamento, cosa che invece l’ipnotista può fare osservando le risposte non verbali del soggetto.

L’ipnosi è utile per dormire?

L’ipnosi può essere utilizzata per dormire meglio o per addormentarsi più velocemente o per entrambe le cose. Intanto per le caratteristiche del processo che abbiamo descritto sopra, l’ipnosi produce esattamente quello stato intermedio che c’è tra la veglia e il sonno ed è pertanto una sorta di avvicinamento fisiologico allo stato di sonno dal quale è più facile per il soggetto addormentarsi.

Inoltre durante lo stato ipnotico possono essere date delle istruzioni alla mente inconscia del soggetto per fare in modo che tenda a dormire più profondamente senza risvegli che possono poi rendere il sonno disturbato.

Inoltre la pratica dell’ipnosi e dell’autoipnosi va ad addestrare la persona a produrre quello stato intermedio e ipnotico tra la veglia e il sonno che nelle persone che soffrono di insonnia spesso non esiste o si manifesta solo per pochi istanti.

Chi soffre di insonnia infatti quando prova a dormire si sente completamente sveglio, anzi proprio il tentativo di dormire produce un effetto paradosso di risvegliarlo ancora di più. Poi alla fine il sonno sopraggiunge all’improvviso per sfinimento con un passaggio brusco dalla veglia al sonno senza fasi di passaggio intermedie troppo prolungate.

In tal senso la sperimentazione progressiva dello stato ipnotico è di per sé un addestramento all’ingresso e alla permanenza in quello stato che diviene sempre più facile e veloce.

L’ipnosi per dimagrire come funziona?

L’ipnosi è spesso associata al dimagrimento, ma anche allo smettere di fumare proprio per la natura di questi due comportamenti: mangiare eccessivamente e fumare. In pratica ci riferiamo a due comportamenti che costituiscono una sorta di compulsione: un comportamento che il soggetto sa essere dannosi, ma che non riesce ad abbandonare.

E’ come se la persona manifestasse una sproporzione tra la volontà di smettere di mangiare troppo o di fumare, ma non avesse la forza di volontà per modificare un comportamento automatico e inevitabile. Un po’ come se in profondità nel suo inconscio ci fosse una forza irresistibile che lo spinge verso un comportamento sbagliato.

E’ ciò che proprio le caratteristiche più evidenti dell’ipnosi fanno pensare alle persone: che sia un modo per “piegare” l’inconscio alla propria volontà, riprogrammando il software mentale del proprio sistema. In un certo senso questo è vero e l’ipnosi può essere usata per ridurre o addirittura azzerare qualunque compulsione: mangiare, bere, fumare, giocare d’azzardo, rimuginare, ma anche comportamenti meno evidenti come procrastinare, autosabotarsi, sbagliare.

Parlando nello specifico dell’ipnosi per dimagrire, il processo può passare attraverso la costruzione di un’associazione avversiva verso il cibo o una categoria di cibi: si associa cioè una sensazione negativa con alcuni cibi in particolare che solo alla vista possono da quel momento produrre un senso di nausea, di disgusto e di repulsione.

E’ un po’ come se invertissimo i fili del gusto associando il disgusto a qui cibi che solitamente produrrebbero attrazione per quella persona. L’effetto sarà quello che il soggetto eviterà quei cibi, rivolgendo la sua attenzione e gusto per i cibi più sani.

La suggestione data può durare per giorni e settimane e viene rinforzata dall’esperienza diretta del soggetto nel provare disgusto per quel particolare tipo di cibi: ogni volta che prova disgusto e repulsione per un cibo è come se la suggestione ricevuta si rafforzasse ancora di più e stavolta per un’esperienza realmente vissuta.

Altri approcci invece lavorano in modo più tecnico sulla simulazione di un intervento chirurgico: in questi casi si condiziona l’inconscio del paziente a pensare che il suo stomaco abbia subito un intervento di riduzione chirurgica, riducendone anche la capacità di accogliere grandi quantità di cibo.

In altri casi si fa immaginare al paziente di essersi sottoposto ad un intervento di introduzione di un palloncino gastrico nel proprio stomaco che ugualmente riduce la capacità percepita di contenimento dei cibi.

Infine, ci sono metodi meno cruenti e diretti che si basano sulla risoluzione di alcuni conflitti interiori che possono essere alla base del disturbo e che una volta risolti producono l’effetto indiretto di ristabilire un equilibrio nei comportamenti del soggetto.

Questi ultimi sono anche i metodi che preferisco e che riportano il tema della compulsione ad una crescita personale che è utile avvenga durante il percorso: la persona ritrova un suo equilibrio interiore e tutto nella sua vita inizia a funzionare meglio compresa l’alimentazione, le relazioni e i propri comportamenti.

Terapia tecniche ipnotiche: quali sono gli approcci migliori?

Le tecniche ipnotiche possono essere utilizzate in molti approcci alla terapia fisica, medica e psicologica. L’ipnosi è uno strumento che ogni medico e psicologo in Italia dovrebbe conoscere per poterlo applicare nella sua professione quotidiana per aumentare il benessere dei propri pazienti, ridurre il dolore e rendere più efficace la propria comunicazione verso i pazienti.

Parlando solo degli psicologi, oggi in Italia ci sono circa 100.000 psicologi (sì centomila!). Di questi solo il 50% sono anche psicoterapeuti: hanno fatto cioè un percorso di specializzazione quadriennale post laurea e riconosciuto dal Ministero, per poter esercitare la psicoterapia.

Questo è il momento in cui uno psicologo può iniziare a studiare seriamente l’ipnosi, visto che durante il percorso di laurea gli accenni a questa tecnica sono davvero rari e gli esami in proposito inesistenti.

Quando si intraprende un percorso di specializzazione in psicoterapia invece ci può essere questo cambio di livello nella conoscenza e nell’apprendimento di questa tecnica, ma questo succede solo se la scuola scelta è ad indirizzo ipnotico.

Purtroppo però sulle attuali 250 scuole di psicoterapia riconosciute in italia solo 4 sono a indirizzo ipnotico. Questo vuol dire che dei 50mila psicoterapeuti solo l’1,6%  (800 circa) ad oggi avranno studiato seriamente l’ipnosi.

Per questo sarebbe necessario, come in parte succede, che i colleghi apprendessero questa tecnica anche al di fuori dei percorsi di specializzazione in psicoterapia con l’intento di prendere confidenza con uno strumento molto utile e in molti casi risolutivo.

Freud e l’ipnosi: il primo amore

Come è noto tra gli addetti ai lavori, l’ipnosi fu il primo amore di Freud: questa era la tecnica che all’inizio della sua carriera clinica utilizzava con i pazienti.

Poi per vari motivi di ordine pratico soprattutto, abbandonò formalmente questo metodo anche se a ben vedere i metodi alternativi da lui introdotti di associazione libera e di interpretazione dei sogni mantenevano degli aspetti ipnotici evidenti: i pazienti attraverso questi due processi mantengono uno stato simil-ipnotico, benché ad occhi aperti, per tutta la durata della seduta.

Gli occhi aperti e l’interazione però rendevano più gestibili i tempi e lo sviluppo della seduta, rendendo anche più facile il lavoro dell’analista. Lo stato ipnotico prodotto era più leggero ed era più facile richiudere lo scambio terapeutico anche se le suggestioni e interpretazioni fornite rimanevano più in superficie.

Qui è comunque da evidenziare come ci sia sempre il rischio che alcune interpretazioni negative del materiale prodotto dai pazienti, tipiche del lavoro psicanalitico, si possano in realtà trasformare in suggestioni negative involontarie che si fissano nella mente del paziente producendo effetti negativi a diversi livelli e ancorando il soggetto ad uno stato di malessere permanente che si cristallizza e allunga in modo indefinito il trattamento.

Il significato della parola ipnosi

Il termine ipnosi deriva dal greco hypnos e significa sonno.

E’ un termine che fu per primo introdotto dal medico inglese James Braid nel suo lavoro pubblicato nel 1843 (Neurypnology) e che spiegava come i fenomeni osservati e descritti da Anton Mesmer, medico tedesco fondatore del mesmerismo, non fossero derivanti da un fluido magnetico presente nel corpo umano ma da una condizione mentale che si creava nei soggetti sottoposti al trattamento ipnotico.

Il riferimento al “sonno” appunto come stato della mente e non all’ipnosi come causata da un fluido magnetico di natura fisica porta l’ipnosi nel campo delle scienze psicologiche e le dona una maggiore credibilità scientifica, aprendo la strada a tutti gli studi successivi.

E’ anche vero che l’idea del sonno come stato simile all’ipnosi non era del tutto esaustiva e non descriveva la particolarità psicologica e neurofisiologica di questo tipo di sonno che risultava molto diverso dal normale sonno notturno. Per questo motivo successivamente lo stesso Braid sostituì il termine ipnosi con quello per lui più puntuale di “monoideismo”. 

Il rapporto tra psicologia e ipnosi

Il rapporto tra psicologia e ipnosi è sempre stato conflittuale fin dalle origini. Il fatto che inizialmente l’ipnosi fosse stata così teatrale e per certi versi esoterica creò un certo sospetto su questa disciplina estromettendola per lungo tempo dai laboratori scientifici e dagli studi medici e psicologici.

Durante la seconda guerra mondiale questo metodo ritornò in auge proprio per suo potere di ridurre il dolore, produrre anestesia senza l’uso dei farmaci e curare i disturbi post-traumatici manifestati dai soldati di ritorno dal fronte. Proprio alla fine della seconda guerra mondiale l’atteggiamento della comunità scientifica internazionale iniziò a cambiare.

Un grande merito di riabilitazione di questa tecnica in ambito scientifico va sicuramente allo psichiatra statunitense Milton Erickson che con la sua grande produzione scientifica contribuì a far conoscere le potenzialità di questo strumento.

Ma l’ipnosi è pericolosa?

L’ipnosi non ha controindicazioni e non è sicuramente pericolosa. Il pericolo più grande che un soggetto può correre sperimentando l’ipnosi è quello di avere un rilascio emotivo importante che si risolve con un pianto a volte. Poi è chiaro che l’ipnosi ha il potere di destabilizzare le rigidità della persona e quindi di esporla a nuove idee e convinzioni che possono inizialmente disorientarla.

Inoltre, l’ipnosi produce un certo tipo di sonno e per questo non può essere abbinata allo svolgimento di procedure pericolose o che richiedono la piena attenzione del soggetto, come guidare, usare macchinari pericolosi o svolgere una professione in cui la lucidità mentale è fondamentale.

Per questo, al risveglio da un’induzione ipnotica, l’ipnotista si deve assicurare che il soggetto sia bene sveglio e abbia modo di riossigenarsi completamente prima di mettersi alla guida o intraprendere un’attività che richieda la sua piena attenzione: ma questo vale anche per chi faccia un pisolino sul divano e poi debba mettersi alla guida.

L’ipnosi ha effetti collaterali?

L’ipnosi può al limite non produrre esattamente l’effetto auspicato ma certo non crea danni al soggetto e produce quasi sempre uno stato di benessere che è benefico di per sé al di là delle suggestioni. 

Cosa guarisce l’ipnosi?

La sperimentazione dello stato ipnotico e la permanenza in questo stato è di per sé benefica sul corpo e sulla mente umana. Da un punto di vista fisico può produrre benefici evidenti e immediati come ridurre la pressione arteriosa, rallentare il battito cardiaco, eliminare la percezione del dolore e abbassare il livelli di cortisolo (e di conseguenza potenziare il sistema immunitario).

E questo solo attraverso la sperimentazione dello stato ipnotico senza la necessità di dare suggestioni specifiche in tal senso. Da un punto di vista psicologico, la sperimentazione dello stato ipnotico neutro senza specifiche suggestioni, può da solo ridurre ansia e stress percepiti, ridurre le fobie, ristabilire un equilibrio psicologico interiore.

Se poi utilizziamo lo stato ipnotico prodotto per inserire delle suggestioni specifiche di comportamenti e convinzioni che vogliamo dare al soggetto in pratica possiamo lavorare su qualsiasi problematica comune.

Delle controindicazioni o delle particolari cautele vanno adottate nel caso di pazienti psichiatrici che abbiano sperimentato episodi psicotici, in questo caso è consigliabile un tipo di approccio (anche ipnotico) che però durante il trattamento mantenga il soggetto ancorato alla realtà esterna. 

Funziona davvero?

Quello che posso dire che tutto ciò che funziona in un processo di terapia psicologica ha in qualche modo a che fare con l’ipnosi: le interpretazioni, i compiti e le prospettive che lo psicoterapeuta offre al paziente, per avere effetto, devono sempre essere interiorizzate dal paziente.

Questo processo di interiorizzazione non può avvenire in una fase di completa veglia e lucidità del soggetto, ma inserirsi in un momento in cui la sua mente entra in un particolare stato di concentrazione. In pratica, spesso ciò che funziona anche negli altri approcci sfrutta delle ipnosi spontanee e naturali che si manifestano casualmente all’interno della seduta.

La differenza fondamentale tra questi approcci e quello ipnotico è che l’ipnotista sa produrre, riconoscere e mantenere questi stati ipnotici e utilizzarli specificamente per inserire le suggestioni necessarie alla guarigione o alla trasformazione del paziente.

Questo è anche il motivo per cui la psicoterapia ipnotica si dimostra più efficace ed efficiente: non ha bisogno di attendere questi momenti e lanciare suggestioni casuali. Può ingegnerizzare il processo di produzione di quello stato e inserimento delle suggestioni prestabilite per produrre quel cambiamento.

Per usare una metafora è come se nel primo caso per lavare i propri vestiti si lasciassero in giardino nell’attesa che piova e che poi il sole li asciughi. Nel secondo caso abbiamo lavatrice, asciugatrice e detersivo biologico.

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Quali sono i tipi di ipnosi che si possono sperimentare?

La distinzione principale che possiamo fare è quella tra ipnosi direttiva e ipnosi indiretta: l’ultima è in qualche modo l’evoluzione della prima, anche se personalmente credo che in alcune fasi l’ipnotista possa utilizzare sia l’una che l’altra.

L’ipnosi direttiva è quella che guida il soggetto con comandi diretti appunto a sviluppare uno stato ipnotico e a recepire certe suggestioni specifiche in funzione della terapia necessaria.

L’ipnosi indiretta invece, prende spunto dallo stile ericksoniano che utilizza una normale conversazione, sapientemente disseminata di suggestioni, per portare il paziente a sperimentare vari livelli dello stato ipnotico ad occhi aperti o chiusi.

L’ipnosi indiretta fa anche largo uso di metafore che possano offrire una risposta alle dinamiche inconsce del paziente in modo meno esplicito e diretto.Diciamo che la seconda è molto più sottile ed elegante, ma la prima in alcune fasi conserva la sua originaria efficacia. 

Posso leggere testimonianze di chi ha provato l’ipnosi?

Raramente chi intraprende un percorso di psicoterapia in generale ha voglia di condividere la sua esperienza online e rivelando al contempo la sua identità. Questo per un timore di essere giudicati deboli o squilibrati o di incontrare l’ignoranza di alcune persone che collegano ancora l’uso di alcune tecniche moderne con la malattia mentale.

Dall’altra parte c’è anche la discrezione che ogni psicoterapeuta è giusto che abbia, anche per un tema di ordine deontologico, sui propri pazienti. Ci sono molti che però hanno sperimentato lo stato ipnotico in un corso in aula o in un videocorso e che attraverso i loro commenti possono offrire una prima idea di cosa ci si può aspettare.

In particolare voglio condividere con voi i commenti di tante persone che hanno sperimentato su di sé un percorso che ha degli elementi ipnotici che però sono volti alla performance e non al trattamenti di qualche disturbo psicologico. Si tratta del corso Miracle Mind 5 che ho realizzato in collaborazione con J.L.Marshall e Corsi.it e di cui qui trovate i feedback e le testimonianze.

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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