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Ipnotista: scopri la mia recensione del celebre romanzo di Lars Kepler divenuto film

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L’ipnotista è un thriller adrenalinico che affascina fin dalla prima pagina, scritto da Lars Kepler e pubblicato nel 2009. È stato distribuito in oltre 40 paesi, in molti dei quali si è piazzato in cima alle classifiche dei bestseller, come in Francia, Olanda, Germania, Spagna, Danimarca e anche in Italia. 

Dal libro è stato tratto anche un film diretto da Lasse Hallström, con Tobias Zilliacus e Mikael Persbrandt, arrivato nelle sale cinematografiche nel 2013.

La trama del libro e del film “L’ipnotista”

Nel clima gelido di Tumba, in Svezia, un macabro triplice omicidio attira l’interesse dell’ispettore Joona Linna, che chiede di indagare sugli omicidi. L’assassino è ancora in libertà e c’è un solo testimone sopravvissuto: il ragazzo, la cui famiglia è stata uccisa sotto i suoi occhi.

Chiunque abbia commesso i crimini ha provato ad uccidere anche il ragazzo ma non ci è riuscito: ha subito più di cento ferite da coltello ed è caduto in uno stato di shock ma senza morire. 

Alla ricerca disperata di informazioni, Linna vede solo una possibilità: l’ipnosi. Per questo incarica del lavoro l’ipnotista Erik Maria Bark, sperando di scoprire l’assassino attraverso i ricordi del ragazzo.

È il tipo di lavoro che il dottor Bark ha giurato di non fare mai più, ma accetta. Quando comincia a sottoporre il ragazzo alle sedute di ipnosi, però, inizia una lunga e terrificante catena di eventi.

Un po’ di recensioni de “L’ipnotista” di Lars Kepler

Dopo la pubblicazione di questo libro, che in Svezia ha riscosso un grande successo e lo status di bestseller, i media locali hanno avviato una frenetica ricerca dell’enigmatico autore per scoprire che si trattava di un pseudonimo. In seguito si è scoperto che Lars Kepler è una coppia, marito e moglie: Alexandra e Alexander Ahndoril.

Fuori dai confini svedesi è opinione diffusa che “L’ipnotista” di Lars Kepler non sia un capolavoro svedese paragonabile alla trilogia “Millenium” di Stieg Larsson. La complessità e la personalità di Lisbeth Salander, infatti, sono molto difficili da raggiungere. 

Ecco cosa hanno scritto i principali quotidiani in giro per il mondo. 

  • Entertainment Weekly: “L’ipnotista” non è certo innovativo: esiste una scorciatoia più economica per creare suspense che mettere dei bambini in pericolo? Ma è comunque una degna aggiunta alla schiera in continua espansione della narrativa poliziesca scandinava. Aspettatevi bevande a base di caffeina, tempo inclemente e arti mozzati.”
  • The Guardian: “L’ipnotista” è un mostro gonfio, ed è un vero peccato perché nasconde un romanzo snello e brillante basato su un’idea piuttosto interessante. L’ispettore Joona Linna convince lo screditato ipnotizzatore Erik Bark a utilizzare i suoi discutibili metodi per ottenere informazioni sul quindicenne Josef Ek, unico testimone del brutale omicidio della maggior parte della sua famiglia. Ma uno schema temporale confuso, una marea di dettagli inutili e un intreccio poco rigoroso contribuiscono a creare una mancanza di urgenza e a rendere difficile l’immedesimazione nei personaggi o l’interesse per ciò che accade loro.”
  • Los Angeles Times: “Se alcuni punti della trama risultano ispirati e altri fanno storcere il naso, nella maggior parte dei casi scorrono abbastanza velocemente da far defluire dell’adrenalina. Nel complesso, gli autori mettono in scena bene l’azione tesa e le scene raccapriccianti, con un occhio di riguardo per i gesti agghiaccianti e le immagini macabre. Ma questo è anche un romanzo che opera principalmente in superficie, senza la profondità dei colleghi scandinavi come Henning Mankell o Karin Fossum. Sbatti le palpebre e non c’è più.”
  • Salon: “Questa è una storia di segnali incrociati, di rischi mal calcolati e di errori fatali, che potrebbe irritare gli appassionati del genere crime abituati agli eroi particolarmente intelligenti, pieni di risorse e dalla mente rapida dei thriller americani. Tuttavia, gli errori più plausibili dei personaggi di Kepler – i loro telefoni cellulari spenti e le loro incaute curiosate – sembrano più vicini al modo in cui la maggior parte di noi comuni esseri umani si comporterebbe in situazioni simili, e questo compensa ampiamente alcuni aspetti stravaganti della trama”.
  • The Washington Post: “L’ipnotista è un romanzo serio, inquietante e molto leggibile, che alla fine è una meditazione sul male La storia, abilmente intrecciata, si snoda in più di cento scene brevi e rapide; si muove più velocemente di quanto possa fare un romanzo di 500 pagine”.
Ipnotista: scopri la mia recensione del celebre romanzo di Lars Kepler divenuto film

I temi del romanzo: i legami familiari e il “mestiere” dell’ipnotista

“L’ipnotista” è un romanzo del genere thriller ambientato in Svezia, ma i personaggi, i dilemmi e l’inquietante caso di omicidio sono universali.

Il libro tratta essenzialmente dell’influenza dei legami familiari, che porta con sé elementi sia positivi che distruttivi; questo tema è esplorato in modo provocatorio e il libro dimostra una notevole qualità cinematografica, forse dovuta al fatto che la coppia si ispira al cinema piuttosto che alla parola scritta.

Gli autori, infatti cercano di trasferire un ritmo filmico al romanzo, utilizzando il tempo presente cinematografico e iniettando una dinamica visiva in ogni scena. Non a caso il libro è diventato un film a distanza di 1 anno dalla sua pubblicazione. 

E poi c’è il personaggio dell’ipnotista con i suoi dilemmi. Erik Maria Bark, psichiatra e ipnoterapeuta, è un uomo dalle innumerevoli sfaccettature. Ha giurato dieci anni prima di abbandonare l’ipnotismo a causa di una tragedia che non viene spiegata subito.

È dipendente dagli antidolorifici, il suo matrimonio sta andando a rotoli e suo figlio di 14 anni ha una malattia del sangue che richiede un trattamento costante. Un travaglio ancora peggiore si prospetta quando Bark rompe il suo voto e usa l’ipnosi per comunicare con il sopravvissuto del massacro.

In una delle prime sorprese del romanzo, Josef confessa sotto ipnosi di aver ucciso la sua famiglia. Naturalmente, la mente subconscia lavora in modi strani e la confessione potrebbe non essere vera.

Il ragazzo fugge dall’ospedale e potrebbe essere coinvolto o meno nell’orrore successivo, quando il figlio malato di Bark viene rapito.

“L’ipnotista” è un’occasione per parlare di questo lavoro

Al di là della qualità del romanzo, il libro e il film “L’ipnotista” sono stati e possono essere tutt’oggi, una buona occasione per parlare del lavoro dell’ipnoterapeuta di cui, probabilmente, non si discute a sufficienza. 

Quindi voglio cogliere l’occasione di affrontare questo tema dall’ABC. 

Ipnosi e ipnotista: il significato di questi termini

L’ipnosi, chiamata anche ipnoterapia, è uno stato di profondo rilassamento e concentrazione.  Guidati da un ipnotista o ipnoterapeuta esperto e certificato, l’ipnosi permette di essere più aperti ai suggerimenti per apportare cambiamenti salutari alle proprie percezioni, sensazioni, emozioni, ricordi, pensieri o comportamenti.

Un ipnotista o un ipnoterapeuta addestrato e certificato può guidare in questo profondo stato di concentrazione e rilassamento con indicazioni verbali, ripetizioni e immagini. Quando si è sotto ipnosi, questo intenso livello di concentrazione e di attenzione permette di ignorare le distrazioni ordinarie e di essere più aperti ai suggerimenti guidati per apportare cambiamenti che migliorino la propria salute.

Il funzionamento dell’ipnosi non è ancora del tutto chiaro anche se la sua efficacia è provata. Si ritiene comunemente che nel profondo stato di concentrazione e rilassamento che si ottiene con l’ipnosi la mente cosciente riesca ad acquietarsi.

In questo modo si è in grado di accedere alla parte del cervello da cui hanno origine i pensieri, le convinzioni, le percezioni, le sensazioni, le emozioni, la memoria e i comportamenti. In questo stato, ci si rivela più aperti alla guida dell’ipnoterapeuta per ricevere un aiuto concreto con l’obiettivo di modificare o sostituire pensieri inconsci negativi, che guidano il comportamento, con pensieri positivi.

Nel caso dell’ipnosi regressiva, che è quella a cui l’ipnotista del romanzo sottopone il ragazzo scampato al massacro, si guida la persone a ricordare eventi passati e traumi sepolti nel subconscio.

Si tratta di una pratica, sviluppata per la prima volta dal neurologo austriaco e fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud, che si basa sulla premessa che affrontare i traumi del passato e liberare le emozioni difficili che li hanno causati sia fondamentale per il benessere. 

Quindi con l’ipnosi regressiva possiamo attingere a ricordi sepolti: riportiamo a galla scene che avevamo solo apparentemente dimenticato ma che sono ancora presenti nel subconscio.

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Come diventare ipnotista: una professione riservata al medico e allo psicologo

Quella dell’ipnotista è una professione molto affascinante. La crescente attenzione verso questo lavoro potrebbe portare sempre più ragazzi e ragazze a pensare di intraprendere questa strada e allo stesso tempo potrebbe far proliferare falsi corsi e falsi terapeuti. Quindi meglio fare chiarezza. 

L’unico vero rischio dell’ipnosi, infatti, è la pratica da parte di persone non abilitate ed esperte. 

In Italia l’ipnosi clinica, conosciuta come psicoterapia ipnotica, è di competenza esclusiva di medici e psicologi. Per diventare ipnotista, quindi, la prima cosa da fare è conseguire una laurea in Medicina o in Psicologia.

In secondo luogo è necessario entrare in possesso dell’abilitazione professionale, quindi essere iscritti presso il proprio Ordine professionale di riferimento (l’Ordine degli Psicologi o l’Ordine dei Medici) della regione in cui si opera. Terzo, è indispensabile specializzarsi presso una scuola quadriennale di Psicoterapia Ipnotica, riconosciuta dal MIUR (Ministero dell’Istruzione e del Merito).

Quindi, la formazione per diventare ipnotista è lunga e complessa. Un vero ipnoterapeuta si è abilitato e accreditato in campo medico o psicologico e ha una formazione supplementare in tecniche di ipnoterapia. In sintesi, per il tuo curriculum da ipnotista ti servono:

  • Una laurea in Medicina o in Psicologia.
  • Una certificazione di una scuola quadriennale di Psicoterapia Ipnotica.
  • Esperienza nella regressione ipnotica.

Che ruolo può avere l’ipnosi nella soluzione dei crimini

Come nel libro “L’ipnotista”,  ci sono stati effettivamente casi reali in cui l’ipnosi è stata utilizzata per far emergere delle informazioni aggiuntive dalla memoria di vittime e testimoni di crimini. 

I casi come questi, inoltre, la pratica dell’ipnosi è da considerarsi in grande contrasto con i contesti artificiali in cui viene eseguita in laboratorio per fare test e ricerche, perché nel secondo caso le informazioni da ricordare mancano di rilevanza personale e dell’eccitazione emotiva e fisiologica che sono comunemente associate agli eventi della vita reale, specialmente quelli traumatici come omicidi e rapimenti. 

È chiaro che la memoria è imperfetta quando si è fuori dall’ipnosi, ma lo stato ipnotico si è dimostrato diverse volte in grado di fornire un contributo prezioso agli investigatori delle forze dell’ordine.  

Bisogna sottolineare, però, che gli ipnotisti che assistono la polizia con le loro sedute, non risolvono i casi, ma aiutano a sviluppare le piste investigative. Il vero lavoro di indagine, infatti, inizia dopo la seduta ipnotica, poiché questa tecnica è usata solo come strumento investigativo.  

Tutte le informazioni ottenute con l’ipnosi devono essere provate e corroborate dai fatti.  Questi indizi ottenuti con l’ipnosi, però, che si tratti di un identikit o di altre informazioni aggiuntive che non appaiono chiare dalla scena del crimine o dalle testimonianze, aiutano gli agenti di polizia a confrontare questi nuovi dati con le informazioni già in loro possesso e, se necessario, a seguire nuove piste.

Dal cinema a TikTok, da Napoli a Milano, l’ipnosi è sempre più popolare ma non nel modo giusto

L’ipnosi è un tema sempre più popolare nella letteratura, nel cinema, in televisione e ora anche sui social network.

È presente nei film quasi fin dalla loro nascita, tuttavia, come sottolinea l’ipnoterapeuta di Harvard Deirdre Barrett “la stragrande maggioranza di queste rappresentazioni sono stereotipi negativi di controllo a scopo di lucro e omicidio o come metodo di seduzione. Altre raffigurano l’ipnosi come onnipotente o addirittura come una via verso poteri soprannaturali.

Niente di più sbagliato. La paura verso qualcosa che non si riesce a capire ha portato ad un certo tipo di raffigurazione che non corrisponde a verità.

Devo ancora una volta sottolineare che l’ipnoterapia è una procedura sicura se effettuata da un terapeuta esperto e che non ha nulla a che vedere con il controllo mentale o un lavaggio del cervello. L’ipnotista non può far fare a nessuno qualcosa di imbarazzante o che non vuole fare.

Quindi prendi certe rappresentazioni che vedi al cinema o leggi nei libri come opere di pura fantasia. E diffida da chi si dice ipnotista su TikTok o su Instagram ma non ha neanche una laurea in Psicologia!

DR.-FANTECHI---Psicologo,-Psicoterapeuta-Ipnotista

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